Luglio 2014 - Anno VII° - numero 6 - Martedì 29 Luglio 2014
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LE “GUERRE GIUDAICHE”

Le più sanguinose rivolte degli ebrei contro Roma

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Come è noto, al tempo della dominazione romana la Giudea era una delle province più turbolente: basta leggere i Vangeli per rendersi conto che i Romani, che riuscivano a gestirle di solito abbastanza agevolmente, in Giudea avevano grosse difficoltà a causa del carattere particolare del popolo ebraico, che si considerava, e si considera, eletto da Dio e pertanto speciale. Tutto ciò aveva portato ad un’insofferenza totale nei confronti dei Romani, sebbene questi in materia religiosa fossero in genere molto tolleranti. Tuttavia l’epoca di Gesù deve considerarsi ancora relativamente tranquilla, perché il peggio sarebbe arrivato dopo: ben tre sarebbero state infatti le rivolte antiromane nei decenni e nel secolo successivo. Esse sono note con l’espressione “guerre giudaiche”. La prima, detta anche “grande rivolta ebraica”, si svolse negli anni tra il 66 ed il 74 dopo Cristo: iniziò pertanto sotto l’impero di Nerone (che sarebbe terminato nel 68) e finì sotto quello di Vespasiano: essa è passata alla storia soprattutto per la distruzione, nell’anno 70, del Secondo Tempio di Gerusalemme ad opera di Tito, figlio di Vespasiano, poi succeduto al padre ed imperatore dal 79 all’81, e per l’assedio di Masada, antica fortezza, quasi inespugnabile, che sorgeva su un altopiano di circa 6 chilometri quadrati ad un’altezza di circa 400 metri sulle rive del Mar Morto, che durò quasi tre anni (fino al 74) ed al termine del quale gli abitanti, tutti zeloti osservanti, preferirono suicidarsi in massa piuttosto che diventare schiavi dei Romani. La seconda rivolta, detta anche “guerra di Kitos” si svolse negli anni tra il 115 ed il 117 dopo Cristo, durante l’impero di Traiano ed interessò varie città del Mediterraneo, quelle della cosiddetta “Diaspora”, ossia la dispersione degli ebrei a seguito delle persecuzioni subite nel corso dei secoli precedenti fino alla prima rivolta del 66-74: si sollevarono infatti, le comunità stanziate in Cirenaica, in Egitto, a Cipro ed in Mesopotamia. In Cirenaica, nel 115, gli scontri riguardarono dapprima le città principali e poi i villaggi; la rivolta si spostò quindi verso Oriente, fino all’Egitto, dove però non riuscì ad attecchire nelle città e quindi i ribelli furono ben presto, nel 117, sterminati. Poi si sollevò Cipro, dove fu distrutta la città di Salamina: dopo la conseguente repressione non fu consentito più ad alcun giudeo di mettere piede nell’isola, pena la condanna a morte. Infine, la Mesopotamia: questa regione era stata appena conquistata, durante la guerra contro i Parti, da Traiano, ma le popolazioni locali si ribellarono subito per motivi religiosi, politici ed economici. Alla ribellione si unirono anche le comunità di Giudei del posto. Traiano la represse e punì duramente questi ultimi; nella stessa Giudea fu poi inviato un secondo contingente militare permanente a dimostrazione del fatto che si voleva usare il pugno di ferro. La terza rivolta, detta “di Bar Kokhba” si svolse tra il 132 ed il 135, sotto l’imperatore Adriano. Simon Bar Kokhba, o Kokheba (che vuol dire “figlio della stella”) ne fu appunto il capo: egli si era proclamato Messia ed ebbe molto seguito soprattutto fra i ceti medio-bassi ma non fra la potente casta sacerdotale: solo alcuni rabbì infatti lo appoggiarono. La rivolta, a causa della preparazione degli ebrei, della sorpresa dei Romani e dell’incapacità del loro governatore,Rufo, sembrò inizialmente avere successo. Poi però Adriano sostituì Rufo con Giulio Severo e la musica cambiò: quest’ultimo infatti ebbe buon gioco dei ribelli, tagliando loro i collegamenti e stanando le loro cellule una per una. Lo scontro finale, in cui morì lo stesso Bar Kokhba, ebbe luogo nei pressi di Gerusalemme e fu un vero genocidio: circa 580mila morti! Anche i rabbì che avevano maggiormente appoggiato la guerra furono sterminati. La Giudea venne ridotta ad un deserto e Gerusalemme divenne una colonia romana, col nome di Aelia Capitolina, in cui non fu più permesso ai Giudei di entrare, pena la morte. Solo sotto Costantino questo sarebbe stato per loro di nuovo possibile.  Per completezza deve aggiungersi che vi furono altre due ribellioni nei secoli successivi, sempre represse nel sangue, ma queste non sono state inserite dagli storici fra le guerre giudaiche: la rivolta contro Gallo del 351-352 e quella contro Eraclio del 613-617. All’origine delle guerre giudaiche vi furono sicuramente le teorie escatologiche, apocalittiche e cosiddette “premessianiche” che si erano diffuse in Israele prima della dominazione romana. Dagli stessi Vangeli si evince come all’epoca di Gesù (Messia poi, in un altro senso, per i cristiani, ma impostore per gli Ebrei) esse fossero diffusissime: gli Ebrei attendevano un “unto” che avrebbe dovuto liberarli, la cui venuta era considerata imminente quando visse Gesù e fu considerata ancora tale anche dopo, fino alla terza guerra giudaica in cui il capo dei rivoltosi si era proclamato Messia salvo poi, repressa la rivolta, essere considerato un bugiardo. Ma una volta perduta Gerusalemme molti si convinsero che il Messia non sarebbe mai arrivato. Allora cambiò l’obiettivo dell’attesa: non più un liberatore, ma la riconquista di Sion, la collina su cui sorge Gerusalemme (da qui il termine “sionismo”), che però si sarebbe concretizzata solo nel 1948 con la nascita dello Stato di Israele.



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    Fabio Giudice - newcitizenpress.com - 16/11/2010


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