Settembre 2017 - Anno X - numero 8 - Sabato 18 Novembre 2017
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Lucio Addio

Lux aeterna

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Morto in silenzio, seppellito nella retorica, resuscitato dalle chiacchiere e dai pettegolezzi, Dalla se ne è andato secondo il suo non roboante stile, in punta di piedi, silenzioso, attento a non urtare, infastidire. Ma cosa resta veramente di lui, al di là delle migliaia di commenti più o meno vuoti d’occasione? Resta, secondo me, la profonda umanità del personaggio che non si è mai distaccato troppo dalla sua pelle terrena e quando lo ha fatto, ha cercato di guardare con pudore e compostezza verso l’alto, verso il cielo. Il cielo, la notte, le stelle ed il mare sono parole che ricorrono spesso nelle sue liriche, così come l’azzurro ed il blu. Andava e veniva dal cielo alla terra con la compostezza di un uomo che ha vissuto, che ha sofferto la sua storia, che ha utilizzato le sue cadute non per piangersi addosso ma per riflettere e rialzarsi, per ripartire, magari divertendosi anche un poco. Spesso si sente dire di questa o di quella persona che ha avuto la sfortuna di morire prima del tempo, secondo la falsa aspettativa che la vita debba necessariamente diluirsi in un congruo numero di anni peraltro stabilito da noi; in verità nessuno, se non Dio, riesce a vedere perfettamente nelle pieghe più profonde dell’animo umano, del suo percorso di vita, della sua crescita. Ed ogni persona è diversa dall’altra così come la sua storia, così come le sue storie. E ben lo sapeva questo Lucio quando cantava che ogni minuto è eterno, è la felicità può celarsi in ogni bacio dato e ricevuto dalla gente amata. Io credo che l’autodeterminazione delle persone sia legata ad uno scopo preciso, ad un disegno universale alla cui creazione possiamo decidere se partecipare o meno; resta il fatto che quando si ritiene aver esaurito il compito, la vita in sé può interessare o meno, continuare o meno, ma il segno è stato lasciato, indelebile almeno per qualche generazione. Forse egli avrebbe potuto continuare a vivere ancora un pò, ma il dado era stato tratto, vivere o morire in fondo era lo stesso. Non é vero che resta sempre un vuoto quando qualcuno muore; semmai il vuoto resta se quella persona non lo ha mai riempito con i suoi pensieri, le sue parole, i suoi esempi. Poi, anche una vita piena si oblia, per lasciare il posto ad altri frammenti nel grande percorso dell’umanità. Ma se ha generato un cambiamento, già è stata buona cosa. La prospettiva si modifica, è una legge fisica, a seconda della distanza e dell’altezza del punto di osservazione: più si va verso l’alto e più si perdono i particolari ma si acquista il disegno dell’insieme, e si può comprendere meglio la partenza, le tappe, l’arrivo. Ecco perché il cielo, ecco perché l’azzurro: per cambiare, acquisire nuovi punti di vista, per la visione d’insieme. Per raggiungere lo scopo tutto è lecito: e da questo machiavellismo nascono l’ironia, il sarcasmo, il paradosso, la rabbia, la gioia, il dolore, l’amore ed infine la speranza, evidente o celata, con la quale spesso terminavano le canzoni di Dalla. “... E gli anni son passati tutti gli insieme / ed i suoi occhi ormai non vedon più, / disse ancora -la mia donna sei tu- e poi fu solo in mezzo al blu...”. (Foto ed immagini da google).



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    Antonello Musso - newcitizenpress.com - 14/03/2012


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