Settembre 2017 - Anno X - numero 8 - Martedì 24 Ottobre 2017
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Barça - Madrid una sfida che vale molto più di tre punti

Due mondi opposti a confronto, tanti buoni spunti per il calcio italiano e qualche esempio negativo

Sono le società più titolate della Liga (il campionato spagnolo), fanno spesso il vuoto alle loro spalle e ben poche volte è capitato di non vederle ai primi posti della classifica, quelli che oggi garantiscono l’accesso diretto alla Champions League. In Spagna si assiste ad una sorta di scontro a due (a volte col terzo incomodo di turno) per la vittoria del campionato con una intera nazione a tifare per l'una o per l'altra. I match tra le due squadre sono anticipati da settimane di frenetica attesa e da punzecchiature reciproche che coinvolgono l’intero paese fino al giorno della partita. Al termine dei 90 minuti cominciano le polemiche e gli sfottò.

Due realtà tanto diverse a confronto, quasi due mondi che sono costretti a convivere all’interno di una stessa nazione. L’arduo compito è quello di sottolineare le differenze tra questi due mondi, tanto evidenti e semplici, quasi naturali, per un cittadino spagnolo, quanto strane e bizzarre per chi non ha propriamente respirato l’aria della penisola iberica per un certo lasso di tempo. Differenze che abbracciano la politica, le origini territoriali, gli stili di vita, la lingua e la storia. Non troviamo nulla di simile nel nostro paese, nemmeno il confronto tra Roma e Milano – intese come città - comprende tutti gli elementi che distinguono Futbol Club Barcelona e Real Madrid Club de Futbol (in Spagna conosciute come “el Barça y el Madrid”). Proporre un parallelo con la realtà italiana confonderebbe ancor più le idee ma ad una attenta analisi fornirebbe molti elementi di riflessione su aspetti geopolitici, culturali e sociali.

Barça uguale Barcellona. La metropoli “europea” di Spagna, borghese e repubblicana, caratterizzata da una storia a sé, trampolino verso un mondo globalizzato, contraria alla visione storica di un centralismo statale che ne ha fatto “una colonia” emarginata dal punto di vista del potere. Forte sostenitrice di un indipendentismo che fa leva su caratteristiche socio - culturali che risalgono alla notte dei tempi (ad essere critici anche tra due quartieri di una stessa città si possono trovare differenze storico – politiche - sociali che hanno determinato una rivalità) e che non sono mai state digerite né dalla monarchia né dal franchismo. L'indipendentismo catalano potrebbe portare al pensiero il fenomeno Lega Nord in Italia: senza voler entrare in particolari, le differenze tra i movimenti ci sono, ma non è questa la sede per analizzarli. E’ sufficiente sottolineare come in Catalogna il movimento non sia conservatore e sia patrimonio di tutti, compresa una grande parte del mondo culturale e dei gruppi studenteschi. Ha origini borghesi, è di sinistra ed ha affondato le proprie radici anche nel movimento operaio. Barcellona è storicamente e politicamente la città antagonista di Madrid. La differenziano il mare, la cultura mediterranea, la vicinanza territoriale al resto d’Europa ed oggi anche la lingua: durante il franchismo le attività culturali erano soggette a censura ed in ottemperanza ai principi nazionalisti di Franco, solo il castigliano (la lingua che conosciamo come “Spagnolo”) venne riconosciuto come lingua ufficiale. Tutti gli idiomi parlati nel paese vennero considerati alla stregua di un dialetto (il catalano, come il basco ed il galiziano era una delle lingue più parlate dalle minoranze) e il loro uso venne scoraggiato soprattutto in contesti pubblici. Oggi in Catalogna convivono due lingue, Catalano e Castigliano, ma l’uso della seconda è tollerato solo per immigrati e stranieri, fatto che si scontra con la tendenza alla globalizzazione della città. Una sorta di orgogliosa reazione di ad un vincolo mai accettato che vista con gli occhi dello spettatore esterno, in alcune occasioni appare, senza voler essere irrispettosi, esagerata. Durante la dittatura di Francisco Franco, il Barcellona è stato un simbolo di rivalsa politica, ogni sua vittoria contro l’eterno avversario veniva festeggiata come la più bella delle affermazioni.

Real Madrid uguale tradizione. La squadra della capitale, città dell'interno, senza mare, orgogliosa di essere il traino del paese a livello politico e culturale, aristocratica, monarchica e capitale della movida spagnola. Madrid espressione del centralismo, del potere, della cultura spagnola che per secoli ha dominato il mondo; ricca e opulenta nel passato, piacevolmente si gode la sua storica posizione di forza e di presunta superiorità. Il Real Madrid è da sempre la squadra del governo e del potere, la più amata dai tifosi (i più numerosi in tutte le regioni della Spagna, Catalogna e Paesi Baschi a parte), ma anche la più odiata da tutti gli altri. Tifoseria calda, molto competente ed esigente: se un calciatore non rende come atteso si sprecano le bordate di fischi nei suoi confronti, tanto da costringere spesso l'allenatore a sostituirlo. La società non fa imponenti investimenti sulla “cantera” (il vivaio) ma compra quello che di meglio c’è, provando spesso a portare a casa propria i più forti giocatori in circolazione, non disdegnando di attingere dall’altra grande squadra della città, l’Atletico Madrid. Andare allo stadio Santiago Bernabeu è sempre una festa anche quelle rare volte in cui il risultato non è favorevole alla squadra di casa; ci si portano anziani e bambini, il contesto è piacevole e familiare.

Madrid la squadra di club che rappresenta la vera nazionale del paese, simbolo di unità, opposta al Barça (di fatto la nazionale della catalogna) simbolo, a sua volta, dell’indipendentismo e della produttività. Una specie di confronto tra un Peppone e un don Camillo a livello nazionale: impossibile per uno spagnolo non simpatizzare per l'uno o per l'altro. Se il Barcellona è diventato nel tempo il club che meglio rappresenta il concetto di gioco di squadra, il Real Madrid è sempre stato quello che ha preferito la fantasia, la giocata di uno dei suoi grandissimi fuoriclasse (crack come si dice da quelle parti). Per fare un esempio, al giorno d’oggi i migliori rappresentanti delle due squadre potrebbero essere Guardiola (ormai ex allenatore cresciuto nelle giovanili del Barcellona, in grado di trasmettere senso di appartenenza e gioco corale alla squadra) e Cristiano Ronaldo (uno straniero, assoluto campione capace di cambiare il volto della partita con la sua imprevedibilità).

Titoli. Il palmarès del Futbol Club Barcelona è tra i più ricchi nel panorama calcistico mondiale: E' il club che vanta il maggior numero di vittorie assolute in Coppa delle Coppe (4) e in Coppa delle Fiere (3);senza dimenticare le 4 Champions League vinte, le 4 Supercoppe e le 2 Coppe del mondo per club. Per quanto riguarda le competizioni nazionali, è la società col maggior numero di vittorie in Coppa del Re(26), Supercoppa di Spagna(10), Coppa di Lega spagnola (2) e Coppa Eva Duarte (4, la vecchia Supercoppa spagnola); considerando i 22 campionati spagnoli vinti, ha conquistato complessivamente 64 titoli nazionali. Il palmarès del del Real Madrid Club de Fútbol è anch’esso molto nutrito: i 15 trofei internazionali in bacheca (riconosciuti da FIFA e UEFA) lo rendono il secondo club più titolato in Europa e il quinto a livello mondiale. Il Real Madrid, ha vinto 9 Coppe dei Campioni o Champions League (detiene i record), 2 Coppe Uefa, 1 Supercoppa Uefa e 3 Coppe Intercontinentali (oggi Coppa del Mondo per club). In campo nazionale è al primo posto con 32 campionati spagnoli vinti. Completano la lista 18 Coppe di Spagna, 9 Supercoppe di Spagna, 1 Coppa di Lega spagnola ed 1 Coppa Eva Duarte.

Cosa manca in Italia. Entrambe le società (come tante altre in Spagna) posseggono la squadra b (diciamo la seconda squadra) che milita nella Segunda Division. Real Madrid B e Barcelona B hanno così la possibilità di far crescere i propri gioielli in casa, senza farli girare per il paese evitando il rischio di perdere dei futuri campioni per problemi legati all’ambientamento ed agli interessi particolari di un presidente o di un allenatore. La squadra b non può accedere alla "Primera Division" (la serie A spagnola) per regolamento, per garantire il corretto svolgimento dei campionati; una sorta di squadra primavera “allargata” a calciatori di ogni età che possono confrontarsi in una competizione che presenta un ottimo livello di qualità. Barcellona e Real Madrid hanno lo stadio di proprietà (il Camp Nou per i catalani, il Santiago Bernabeu per i castigliani), vero e proprio centro di riunione che ospita eventi legati al club, il merchandising ed musei. Un luogo vivo, utilizzato e frequentato tutta la settimana da centinaia di persone, turisti e tifosi, non una cattedrale nel deserto. Il pensiero va agli stadi costruiti in Italia per i Mondiali del 90 ed al denaro che fu allora, consapevolmente o meno, gettato alle ortiche, per strutture che oggi risultano inutili ed inadeguate. Oltre allo stadio di proprietà, ottimo esempio di funzionalità e fruibilità sono le cittadelle sportive di queste società: luoghi in cui tutte le formazioni si allenano e vivono gran parte della giornata. Esse garantiscono il contatto quotidiano tra la prima squadra, il settore giovanile ed i tifosi, in un realtà che va al di là degli 11 giocatori che scendono in campo la domenica. Tutto ciò, naturalmente, si riflette in modo positivo sul sistema calcio in generale, che ha ricevuto una grande iniezione di fiducia grazie ai successi della nazionale spagnola.

Fonti: F.C. Barcelona official site; Real Madrid C.F. official site; Limes, rivista italiana di geopolitica



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    Stefano Monaco - newcitizenpress.com - 31/05/2013


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