Settembre 2017 - Anno X - numero 8 - Venerdì 22 Settembre 2017
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Confederations Cup, calcio mercato e azzurrini vice-campioni d’Europa

La giostra del calcio non si ferma mai, per la gioia degli appassionati che anche sotto il caldo sole di giugno cercano un po’ di svago: in campo le nazionali di Italia, Spagna, Brasile (paese ospitante), Uruguay, Nigeria, Giappone, Messico e la cenerentola Tahiti per un test che dovrebbe saggiare la capacità organizzativa del paese sud americano in vista del mondiale del prossimo anno. La Confederations Cup non dovrebbe riservare grosse sorprese a livello di risultato finale; la manifestazione, giunta alla nona edizione, vede tra le principali favorite il Brasile, la squadra di casa, ed i campioni del Mondo e d’Europa della Spagna. Insieme alla Nigeria, recente vincitrice della coppa d’Africa, gli azzurri di Prandelli si candidano al ruolo di outsider: finalmente la nazionale italiana ha incassato i tre punti in una partita di esordio ed ha dato segnali di ripresa rispetto alle ultime scialbe apparizioni, caratterizzate da un gioco troppo compassato e da una scadente condizione fisica. Mostrando buone geometrie e buona intensità di gioco gli azzurri hanno dominato e regolato il Messico per 2-1: un risultato bugiardo se si osserva il numero di occasioni create e non concretizzate, in particolare da Montolivo e Giaccherini. Sugli scudi un immenso Andrea Pirlo (c’era chi lo dava per finito già tre anni or sono) capace di guidare la squadra con grande tecnica ed intelligenza tattica. Il centrocampista bresciano ha impreziosito la sua centesima partita con la maglia azzurra con una perla su calcio di punizione che ha strappato gli applausi dell’esigente pubblico brasiliano presente al Maracanà (1-0). Un goffo errore di Barzagli, parso appesantito e fuori condizione, ha provocato il rigore del pari messicano trasformato dal “chicharito”Hernandez, prima del gran gol di Balotelli: una rete alla Gigi Riva, una sintesi di tecnica, potenza e velocità d’esecuzione che ha fissato il risultato sul 2-1 definitivo. C’è molta attesa nel prosieguo del torneo per il giovane brasiliano Neymar (classe ’92), nuovo acquisto del Barcellona F.C. e per gli attaccanti dell’Uruguay, anch’essi in procinto di cambiare la casacca del club di appartenenza ed appetiti dai grandi d’Europa (Real Madrid, Chelsea e Manchester City): Edinson Cavani e Luis Suarez. Il calciomercato infatti non si ferma mai, bastano due reti segnate nella partita giusta per fare lievitare la valutazione del proprio cartellino e strappare un contratto milionario. Questo è quanto accade sempre più spesso all’estero e meno nel nostro paese, dove anche uno sport come il calcio sta vivendo un periodo di crisi che porta i club a badare molto più che negli anni passati al “fair play finanziario”: la rosa attuale dell’Inter è lo specchio dei tempi. Oggi campionati quali quello inglese, spagnolo, tedesco, francese e russo sono le mete preferite dai grandi interpreti del calcio che cercano visibilità e contratti con parecchi zeri, mentre il nostro deve osservare un periodo di “dieta”ferrea, cercando alternative a buon mercato che partono dalla valorizzazione dei campioncini cresciuti nei vivai. Si assiste ad un nuovo interesse verso gli investimenti nei settori giovanili che per tanti anni erano stati sottovalutati, un necessario ritorno al passato che non è per nulla sconvenevole. Imperativo del calciomercato italiano dell’estate 2013, che aprirà ufficialmente i battenti a luglio (è già attivo da settimane con trattative che riguardano la risoluzione comproprietà, che scadono il 20 giugno, e calciatori di prima fascia), è quindi vendere prima di comprare. I club hanno la necessità di sfoltire le rose ed abbassare il monte ingaggi per poi soddisfare le richieste degli allenatori. La Juventus, campione d’Italia 2012-2013, sembra essere l’unica società a potersi permettere grandi investimenti: ogni sera filtra una diversa indiscrezione circa un calciatore (Jovetic, Higuain, Tevez, Ogbonna, Gomez, per fare alcuni nomi) sul quale il direttore generale, il varesino Marotta, è in procinto di mettere le mani, ma che regolarmente, al sorgere del sole, viene accantonato perché ritenuto troppo caro. Tutte mosse atte a depistare le rivali e fare uscire allo scoperto le società che ne detengono i cartellini o strategie campate per aria senza una sorta di pano d’azione? I piccati botta e risposta tra le famiglie Della Valle e Agnelli/Elkann, tra le quali è notorio che i rapporti non siano proprio idilliaci, sono un bel contorno ai piatti principali serviti sulla tavola imbandita e contribuiscono a rendere più interessanti e meno scontati gli esiti delle trattative. Siamo ancora agli inizi, il mercato è lungo e le sorprese non mancheranno in un ambiente dove i protagonisti si devono muovere con estrema cautela: chi ha disponibilità di liquidi, di solito, attende il momento propizio per sferrare l’attacco vincente e fare contenti tutti, procuratori compresi. Nel frattempo il “vivaio Italia” continua a dare i suoi buoni frutti: la nostra under 21 esce sconfitta per 4-2 dalla Spagna nella finale dell’europeo di categoria giocata in Israele, dopo aver eliminato Inghilterra ed Olanda, un epilogo già visto negli ultimi anni, con pochi elementi su cui recriminare. Chapeau agli avversari e complimenti a mister Mangia (ex allenatore del Varese) ed ai suoi campioncini, sono loro il futuro del calcio nostrano.



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    Stefano Monaco - newcitizenpress.com - 18/06/2013


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