Marzo 2018 - Anno X - numero 2 - Sabato 21 Aprile 2018
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Chi è il saggio?

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Il saggio!!!! Ma chi può davvero ritenersi un saggio? Finchè siamo in questo Mondo aspiriamo alla saggezza, dopo essere caduti svariate volte, dopo aver risalito il cono che ci ha condotto verso il fondo, dopo aver analizzato l'analizzabile, aver sondato il sondabile ed aver aggiunto altri dubbi alla nostra esperienza possiamo dire veramente di aver raggiunto la saggezza? Esperienza, umanità, umiltà ...e comprensione di parte della nostra essenza e del ruolo che abbiamo nel grande film e nell'eterna opera, solo allora iniziamo a comprendere l'essenza del silenzio, la forza dell'amore, il valore dell'onestà e come un serpente perdiamo la vecchia pelle per vestirci un nuovo abito, amplifichiamo i nostri istinti e i nostri sensi e in quel momento bussiamo alle porte della saggezza. Questa è la mia visione del saggio che parla con il gesto di una mano ed il movimento del capo. Spesso, molto spesso nella vita abbiamo l'illusione di aver raggiunto la saggezza, ma subito dopo inciampiamo nuovamente rendendoci conto di averla solo assaporata. Essa va conquistata ma non cercata, non si può acquistare, la saggezza è un dono che non viene concesso allo stolto ma all'umile. Il ricco può comprare tutto ma non può e non potrà fregiarsi del titolo di saggio perchè la saggezza non è un titolo onorifico. La saggezza, a mio umile parere spaventa, perchè l'uomo che la possiede capisce, conosce e vede più in la del naso ed essa per questo viene concessa da S'Eternu Creadori Increau de S'Universu in piccole dosi che ci permettono di crescere. Sono come le gocce d'acqua per una pianta. Spesso si raggiunge senza saperlo, altre volte si vorrebbe non averla mai raggiunta. Essa implica degli impegni ben precisi verso se stessi e verso la comunità, verso il prossimo perchè l'uomo saggio condivide il suo tesoro con piena coscienza e con lo spirito di lavorare al bene ed al progresso dell'intera umanità. Esso trasmette con semplici segni, con gli occhi, col cuore, col pensiero e con tutta la sua anima. Spetta agli altri capire e comprendere a fondo i messaggi del saggio, sentire il fluido che emanano i suoi sguardi i suoi profondi silenzi. La coscienza del saggio si eleva al di sopra di chi si trova ancora in cammino e si avvicina alla coscienza del Mondo. Esso non guarda più dentro ma fuori, esso esterna ciò che ha interiorizzato e assimilato lungo la sua tortuosa strada. Il saggio non esibisce la sua saggezza per vanagloria umana, la vanagloria distrugge il frutto della saggezza come la peste distrugge le cose create. Chi chiude la porta alla saggezza, quando le riaprirà sarà tardi e fuori da essa vedrà il deserto, la solitudine materiale e spirituale e potrà fare ben poco per recuperare il tempo perso perchè il tempo, nonostante sia invenzione dell'uomo che ha posto un inizio e una fine ad esso, scorre incessantemente e assieme a lui tutto ciò che è stato. Il contenitore è molto delicato e va riempito lentamente onde evitare la sua rottura e l'uomo che scorre su un sottile filo di lana dovrebbe capire che esso diventa robusto solo aggiungendo altri fili di lana che lo trasformano in corda. La corda che ci porta verso la Saggezza e che pende dal cielo proprio come un filo a piombo, ecco perchè il saggio come diciamo noi sardi è anche " Un omine a plummu", un uomo a piombo.



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    Giangiacomo Pisu - newcitizenpress.com - 16/01/2018


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