Da qualche settimana ormai, le cronache ci raccontano l’epopea di Marchionne , DS della FIAT auto da una parte, e la rigida opposizione sindacale della FIOMM dall’altra. E’ curioso osservare la fermezza dei contrapposti contendenti: iper-organizzazione ed efficientismo assoluto qui, politica, di sapore molto bresneviamo, del “niet” là. Dietro la promessa “ più lavoro più soldi”, il dirigente offre una maggiore disponibilità economica a discapito di una fede ed obbedienza assoluta nel sistema produttivo; all’opposto il controcanto sembra essere “ soldi, ma maggiori diritti, garanzie ecc”. Tutto questo per rendere più competitivo l’italico carrozzone la cui sensazione di noi, poveri Cristi, continua ad essere malgrado le roboanti dichiarazioni, quella di una assai sfiatata locomotiva a carbone tenuta insieme da fili di ferro. D’altra parte la rocciosa opposizione a tutto campo del sindacato contrapposto, rende più l’idea di un vecchio leone che, inevitabilmente invecchiato, si limita a lanciare ruggiti anacronistici, rispetto alla vera essenza dell’anima operaia che ha molto più buonsenso di quel che si pensa. Infatti sono le mogli dei lavoratori, non necessariamente solo operai, il cui onere sempre più pesante è quello di cercare di arrivare dignitosamente alla fine del mese, che devono fare i conti della serva. Le statistiche di oggi dicono che una famiglia su quattro si indebita per arrivare al 27. E che le spese maggiori sono paradossalmente quelle fisse: mangiare, bene o male, riusciamo tutti; le difficoltà insorgono per gli affitti, i riscaldamenti, luce, gas, telefonia, assicurazioni ecc. Ora i numeri Uno di cui voglio parlare, sono proprio queste persone, quelle che umilmente, ora con un poco più di disillusione, tirano avanti la carretta, bollando la cartolina e facendo quotidianamente il proprio lavoro in qualunque settore, in silenzio, cercando di resistere alle sirene ed alle contraddizioni umoralidei capi da una parte ed alle accuse di crumiraggio dall’altra; sono le persone come mio suocero buonanima che, lavorando da Ferrero Dolciaria, quando venne preso a calci nel sedere dal suo capo per non avere aderito ad uno sciopero, gli rispose pacato che aveva una famiglia da mantenere, e un giorno di meno sulla busta paga era importante per lui. Altri tempi. Ora puntiamo sull’iperefficientismo, super organizzazione, target da raggiungere: vuote parole per avere più soldi da spendere per gratificarci con giocattoli inutili che alimentano il perfetto sistema del guadagnare per scialare, nella pia illusione di una felicità fatta di tecnologie o quant’altro. Non dico che si possa fare a meno di un computer o di un telefonino: dico che cambiarli ogni due anni è perversione mentale; dico che usare la mail per dialogare con i tuoi figli che abitano nell’alloggio di fianco è follia; dico che non avere tempo, un giorno alla settimana, di incontrarsi con la famiglia riunita è delirante. Per vivere in fondo, basta poco. I vari Marchionne si tengano pure i loro soldi in più ed il loro efficientismo; i vari sindacati si tengano pure le loro promesse di sapore elettorale che giustificano la loro esistenza, presenti cadaveri. Ma ci lascino il nostro tempo, la nostra serenità, la nostra voglia di lavorare,le nostre speranze, le nostre famiglie, da veri, orgogliosi numeri Uno; e se tutto questo ci offrirà solo un piatto di lenticchie, avremo scambiato volentieri la primogenitura come Esaù. (foto ed immagini da Google)