Da un recente studio del Censis, “ Il condizionamento delle mafie sull’economia, sulla società e sulle istituzioni del Mezzogiorno”, emergono dati allarmanti che dimostrano come sullo sviluppo economico del Sud Italia pesa come un macigno la presenza della criminalità organizzata. L’ agire di queste organizzazioni mafiose scoraggia gli investimenti sia degli imprenditori locali sia di quelli settentrionali, con gravi ripercussioni sulla produzione, sullo sviluppo e soprattutto sull’occupazione, causando un aumento del divario tra Nord e Sud. Il rapporto del Censis che ha analizzato soprattutto la situazione di Puglia, Sicilia, Campania e Calabria, dimostra come in queste regioni la criminalità sia fortemente radicata ed in espansione e come il crimine si stia globalizzando con la presenza di cartelli stranieri. Le conseguenze di ciò che sta accadendo sono devastanti sul tessuto economico e sociale di territori che lottano caparbiamente per cercare di ridurre un gap con la parte più ricca e sviluppata del paese, in quanto la libera iniziativa viene scoraggiata invece che incentivata per paura del racket, il mercato e la libera concorrenza vengono irrimediabilmente condizionati da poteri occulti che generano monopoli basati sul terrore causando scelte sbagliate e sprechi. Nelle 134 pagine dello studio Censis si constata come in Italia nel 2007 sono stati denunciati 26.969 reati attribuiti esclusivamente alla criminalità organizzata, di questi 13.150 sono stati commessi nelle quattro regioni meridionali oggetto di studio. In Puglia si sono riscontrate 2.848 denunce, inferiori solo a Campania e Calabria, equivalenti a 69,9 crimini ogni 100.000 abitanti ed un incremento del 26,5% rispetto al 2004. Da sottolineare che, nei confini del fenomeno mafioso, si riscontra una diminuzione del numero degli omicidi nelle regioni prese in considerazione, con la Puglia che registra un calo di questo reato nel giro di dieci anni, da 34 a 4 nel 2007. Di contro però si evidenzia, dal 1998 al 2007, una crescita della pressione estorsiva sulle aziende, le cui denunce sono salite su tutto il territorio nazionale da 3.534 a 6.545, colpendo non solo il commercio ma tutti i comparti produttivi. Questo dato si può anche interpretare come una cresciuta propensione da parte delle vittime a denunciare. Delle estorsioni di cui si è a conoscenza perché denunciate, nel 2007, 3.082 concernono le quattro regioni del Mezzogiorno ad elevata incidenza criminale e, di queste, 667 la Puglia (104 la provincia di Lecce, 61 quella di Brindisi e 78 Taranto. Bari spicca con ben 253 denunce). Non esiste racket senza intimidazioni, per cui ad un aumento delle estorsioni si rileva contemporaneamente un aumento delle azioni intimidatorie, tanto che il numero degli incendi dolosi sono cresciuti in Italia dai 9.552 ( 4.243 in Puglia, Sicilia, Campania e Calabria) del 1998 ai 16.717 del 2007 ( 8.441 nelle quattro regioni analizzate). Nella sola Puglia gli incendi sono stati 1.871, vale a dire il 112% in più rispetto al 1998 quando essi erano “solo” 882. Di questi, 297 si sono verificati a Lecce, 123 a Brindisi, 191 a Taranto. In aumento del 19% anche il numero degli attentati, cresciuti nel giro di dieci anni da 458 a 544 dei quali 61 in Puglia ( 2 a Lecce, 10 a Brindisi, 8 a Taranto). Tra il 2004 e il 2007 da rimarcare un aumento del 15,3% delle denunce per riciclaggio e impiego di denaro sporco ( 124 denunce in Puglia, delle quali 57 a Bari, 2 a Lecce, 11 a Brindisi e 10 a Taranto) mentre subiscono un calo del 98% il numero di denunce per reati di contrabbando ( in Puglia si è passati dalle 10.818 del 1998 alle 54 del 2007). Per quanto riguarda la lotta alla mafia, lo Stato ha accentuato il numero delle confische di beni che al 31 dicembre 2008 erano 8.446 dei quali 7.057 nelle quattro regioni del Sud Italia ( 666 in Puglia). Da questi dati si può facilmente dedurre quanto sia difficile per gli imprenditori investire in questo contesto, in quanto oltre a dover fare i conti con i gravi ritardi del Sud in tema di servizi di base, di infrastrutture, di funzionamento della pubblica amministrazione e del mercato del credito, si devono anche misurare con la presenza di queste organizzazioni criminali. Secondo il Censis, e non solo, tutti questi problemi hanno compromesso lo sviluppo economico e sociale di intere aree del Mezzogiorno d’ Italia. Da un’ inchiesta fatta sempre dal Censis su un campione di 800 imprenditori di Puglia, Calabria, Sicilia e Campania, il 30,9% di questi afferma che è abbastanza o molto difficile portare avanti la propria impresa a causa dell’ esistenza di queste organizzazioni mafiose, e il 42,1% si dice convinto di poter ottenere un fatturato maggiore in condizioni di maggior sicurezza. Sono proprio gli imprenditori ad evidenziare un insieme di meccanismi tramite i quali la criminalità pregiudica l’ andamento regolare del mercato come la creazione improvvisa di imprese concorrenti, la crescita del fenomeno dell’ imposizione di manodopera, l’ imposizione di forniture di beni alle imprese, l’ assegnazione irregolare di appalti pubblici, di cui quasi la metà degli imprenditori ( il 45,3 % ) si dichiara consapevole. Il quadro generale che ne viene fuori da questa situazione è da “profondo sud”, ma deve produrre l’effetto di una reazione generale stimolata dall’ indignazione verso queste ingiustizie, per poter consentire a chi onestamente opera per lo sviluppo economico e sociale di poterlo fare in tutta sicurezza come uno stato di diritto degno di questo nome dovrebbe garantire. Per raggiungere questo obiettivo ci vuole il contributo sinergico di tutte le componenti di uno Stato (politica per fare le leggi giuste, magistratura e forze dell’ordine per reprimere, giornalisti nel denunciare e informare, comuni cittadini con la semplice coscienza civica), convinti che questa battaglia riguarda tutti e non solo gli imprenditori in prima persona, consapevoli che in un paese bisogna adoperarsi per rimuovere gli ostacoli che creano disuguaglianza, senza mai pensare che è sufficiente guardare agli interessi del proprio orticello, perché alla lunga tutto questo potrebbe compromettere anche il benessere e la sicurezza di chi oggi si ritiene al disopra di ogni rischio. (Foto e immagini da Google.it)