Ho prudentemente atteso qualche settimana prima di commentare ciò che Wikileaks prometteva su grandi segreti, manovre dirompenti per cambiare i destini del mondo, compravendite miliardarie o piani per rovesciare la metá degli stati; ho aspettato ed ora non so cosa scrivere. Pensavo di saccheggiare con piacere il mio vocabolario dei sinonimi e dei contrari, ed invece mi sento come chi ha bucato due ruote dell'auto in una pista del deserto, e deve inventarsi qualcosa per raggiungere un centro abitato a chiedere soccorso. E sì perché non so voi, ma io mi sento abbastanza deluso per questi sfracelli mancati. In fondo, un qualunque settimanale patinato, per intenderci, di quelli che abbondano dai parrucchieri, ha lo stesso livello di pettegolezzo e di scontatezza, delle notizie centellinate da Wikileaks. Dov'è infatti la notiziona sconvolgente i destini del mondo? Non certo quella dell'amicizia (disinteressata?) fra il Cavaliere e Putin, neppure l'altra del controllo americano su alcuni incontri all'ONU oppure sulla eliminazione programmata dei nemici più pericolosi di Israele, o la necessità di sacrificare il senso della giustizia da parte del governo inglese rendendo alla Libia un assassino pur di evitare ripercussioni economiche. Non occorre neppure essere analisti della CIA per intuire che il vero nemico (dell'economia) dei paesi arabi moderati sia il regime degli Ahyatollah: basti osservare come il braccio del terrorismo si sposti verso il corno d'Africa ed alcuni stati deboli e poveri di quel continente, essendo più difficile far breccia nei paesi arabi moderati. Probabilmente Julian Assange, novello Don Quixote de la Mancha, ha sbagliato tempistica: le sue rivelazioni negli anni '50 avrebbero fatto danni maggiori sull'opinione pubblica; ai giorni nostri, quotidianamente immersi nei film di spionaggio o nelle serie televisive, tali rivelazioni appaiono così scontate ed ovvie, da passare quasi inosservate e presto dimenticate, come un qualunque altro bene di consumo. Anche perchè ogni stato, o meglio ancora, ogni lobby di potere ha il sistema più antico del mondo per limitare i danni: ordinare alle testate dei mass media al loro servizio, di tralasciare, minimizzare, controinformare volutamente con questo o quell'annuncio per poi eventualmente riutilizzarlo in...caso di necessità. A differenza dei regimi totalitari, le cui notizie censurabili vengono sostituite da roboanti inni all'egocentrismo del singolo dittatore o del gruppo al comando, in quelli "democratici" la gestione dell'informazione può assumere toni più dimessi, sospiranti, cospiranti. E' un "dire e non dire", insinuando dubbi e possibilità d'interpretazioni apparentemente libere per le persone più semplici, ma in realtà pilotate. Con questi sottili doppi legami, si manovra l'opinione pubblica in modo assai efficace, disinformando quel tanto che basta ad osannare o abbattere l'avversario di turno. Per intenderci tipo il Conte zio dei Promessi Sposi ( chi di voi ha buona memoria se lo ricorderà, chi non lo conosce vada a leggersi quell'ironico ed intrigante dialogo tra lo zio ed Attilio). Qundi se G. W. Bush è riuscito a convincere l'opinione pubblica americana sulla necessità della guerra in Iraq per la presenza di armi di distruzione di massa, possibile pericolo per gli USA, non dovremo stupirci se anche i nostrani cospiratori estrarranno dal cilindro più o meno nuove, furfantesche notizie su Berlusconi. Concediamoci due speranze: la prima è che i nemici del Cavaliere rispettino almeno la tempistica delle elezioni, se dovesse risorgere per la quarta volta: sennò avranno perso tempo inutilmente; la seconda è che la coalizione mondiale anti-Assage, prima di appenderlo per gli attributi (e non credo possa essere considerata solo una frase retorica), abbia almeno il buon gusto di chiedergli perché lo ha fatto e cosa pensava di ottenere. Comunque, anche se si è consegnato a Scotland Yard, a vederlo si ha proprio la sensazione di un "dead man walking. ( foto ed immagini da Google)