La Memoria dell'Olocausto è tanto forte da poter spingere un medico a tradire il giuramento d'Ippocrate, cioè il dovere di curare qualsiasi malato. È accaduto nella ricca Paderborn, in Germania. Un chirurgo di origini ebraiche, visto il tatuaggio nazista del paziente in sala operatoria, si è rifiutato di operarlo. Ha obiettato per ragioni di coscienza, ha informato la moglie del paziente e ha chiesto e ottenuto che un collega presente in sala operatoria effettuasse l'intervento. Il quale poi è andato a buon fine, ma i media e l'opinione pubblica si dividono. Si chiedono se la reazione del chirurgo meriti comprensione e sia quindi giustificabile, o se la sua scelta di venir meno al suo dovere sia da sanzionare in nome dell'etica medica e dell'etica in generale. L'evento è stato raccontato da Bild online, l'edizione internettiana del quotidiano più letto d'Europa, appunto la Bild del gruppo Springer. È andata così: all'ospedale di Paderborn, prospera cittadina di antiche tradizioni nel Westfalia, ci si preparava a un intervento di routine. Non viene specificato di quale operazione chirurgica il paziente avesse bisogno. E ovviamente non si fornisce nessun nome, né del chirurgo, né dei suoi colleghi che lo hanno sostituito in sala operatoria, né del paziente e della sua famiglia. Le leggi tedesche sulla privacy infatti sono tra le più severe del mondo, e infrangerle è un rischio molto serio, che i media ai assumono solo o quasi solo quando gli scandali o le notizie riservate riguardano i vip della politica, dello spettacolo o dello sport. Quanto è accaduto a Paderborn invece è, in un certo senso, storia di uno scontro tra gente comune, sconosciuti della porta accanto, anche se improvvisamente divisi dal capitolo più tragico della storia tedesca ed europea contemporanea. Ci si preparava a un'operazione di routine (forse un'ernia, o un'appendicite, o la terapia di ferite causate da un incidente stradale). Ma quando il paziente è stato portato sul tavolo operatorio, il chirurgo, un quarantaseienne appunto di origini ebraiche, ha visto l'enorme tatuaggio nazista sull'avambraccio del paziente. Cioè un'aquila del Reich appollaiata su una croce uncinata. A quel punto il chirurgo non ci ha più visto. Ha chiesto al collega al suo fianco di operare lui, è uscito dalla sala operatoria, è andato direttamente a parlare con la moglie del paziente, che attendeva la fine dell'intervento spiegandole che non avrebbe operato suo marito perchè essendo ebre la sua coscienza non glielo avrebbe permesso. L'altro chirurgo ha preso il suo posto, tutto è andato bene. Non si sa se il paziente abbia protestato o sporto denuncia, ma forse potrebbe non convenirgli. Per quanto anche l'omissione di soccorso sia perseguita con severità, nella Repubblica federale qualsiasi esibizione di simboli nazisti è reato penale.