Il nostro è un mondo piattamente razionalista, e la dimensione dell’immaginario che ancora nel medioevo si nutriva di maghe Alcine, di tesori di draghi volanti sputanti fuoco, si è trasferita, più prosaicamente nelle pagine dei fumetti: letteratura per ragazzi o trasposizione moderna di quella struttura mitica del pensiero che si ostina a scorrere parallela alla banale vita di tutti i giorni? Personalmente propendo per la seconda ipotesi. La stessa presa popolare della trasposizione cinematografica delle avventure con vari personaggi non potrebbe spiegarsi se non con il fatto che si va a toccare una corda profonda che sonnecchia, ma è tuttora ben presente nella psiche contemporanea. Il fumetto è l’erede odierno della tradizione del pensiero mitico, ed in questa chiave deve essere trattato e analizzato. A Vicenza, in Contrà delle Barche 57, di fronte al teatro Astra, nella spazio dell’ex GIL, è stata allestita la mostra “Cinema e fumetto: i personaggi dei comics sul grande schermo”, che presenta le strisce di personaggi storici degli anni ’20 e ’30, come Braccio di ferro, Tarzan, Buck Rogers, ed altri più moderni come Asterix, Valentina, Barbarella, e le locandine delle rispettive trasposizioni cinematografiche. La mostra è strutturata su due piani, in una serie di sale dedicate ai vari titoli. E’ interessante vedere l’evoluzione grafica dei personaggi, dalle strisce abbozzate degli anni ’20 e ’30, al fumetto “maturo” di Batman, Superman e Tex, alla grafica quasi surrealista di Valentina. Parallelamente vi è un’evoluzione del carattere degli eroi, da una concezione psicologica lineare come quella di Superman ai “supereroi con superproblemi” nello stile dell’Uomo Ragno. Questo riflette una crisi del concetto stesso di “eroe” che si è accentuata nel corso del secolo, fino ad una perdita di identità precisa della parola, come si assiste nella nostra attualità contemporanea. E’ un fatto che un eroe, per definizione, combatte per il bene contro il male, ed è arduo, oggi, identificare esattamente i confini dell’uno e dell’altro. La crisi dell’etica si riflette sulla crisi degli eroi, che non riescono più a capire né che cosa rappresentano esattamente essi, né chi sia esattamente l’avversario. Per cui, o assumono un carattere truce e truculento (Conan) o presentano coloriture dark (Batman) o rivelano tratti nevrotici (Uomo Ragno, X-man). Parallelamente, negli anni ’60 avviene un fenomeno nuovo ed opposto: la nascita degli Antieroi, come Daibolik, Kriminal, Satanik, che, al contrario dei precedenti, sono al servizio del Male contro il Bene. Anche un antieroe si caratterizza precisamente. E’ un personaggio carismatico, in grado di compiere comunque imprese fuori dal comune: non è mai banale, e nelle sue gesta è lucido e determinato. Negli antieroi si realizza definitivamente il divorzio tra erica ed estetica. Fin dall’antichità, il bene, il bello ed il vero erano stati considerati inseparabili – gli antieroi sono belli e cattivi, in ciò seguendo l’esempio del loro padre spirituale, il belle e dannato James Dean, vera e propria icona della trasgressione moderna. Certo, la loro nascita ufficiale non è un caso, ma corrisponde agli anni sessanta, l’epoca della grande crisi, tamponata ma non risolta nei plumbei decenni successivi. Oggi viviamo una situazione di incertezza che è anche di passaggio verso un futuro che si presenta incerto ed il fumetto, che è un barometro sociale, riflette questa realtà. Gli eroi del passato, primo fra tutti Superman, il più classico, appaiono in un certo senso superati, non rappresentano più lo spirito del tempo. Il nuovo fatica a sorgere e la grafica stessa assume aspetti iper-realisti e colori violenti, che riflettono fin nel segno il disagio degli autori nella rappresentazione del mondo mitico che dovrebbe sostituire quello reale. Anche questo è “un segno dei tempi”. E’ quasi la muta richiesta, da parte di una quantità sempre più vasta di persone di fronte alla crisi che stiamo vivendo, di un intervento quasi soprannaturale, come se la carta illustrata prendesse chissà quale capacità di evocazione di figure che, per la loro stessa essenza, non possono che essere testimonianza di un bisogno, di un sentimento, di un affetto, e mai oltrepassare la soglia di questo, specifico e limitato, livello di realtà.