“In Lombardia l’ infiltrazione delle cosche avanza. La criminalità organizzata rallenta la crescita, sfibra il tessuto della società e mette a repentaglio la democrazia”. Parole del Governatore della Banca d’ Italia, pronunciate al cospetto di centinaia di studenti che hanno affollato l’ aula magna della Statale di Milano per una circostanza del tutto speciale: l’ incontro con Draghi e don Luigi Ciotti che ha inaugurato il ciclo di seminari sulle mafie nelle regioni settentrionali organizzato dall’ associazione Libera e dai sette atenei milanesi. Draghi parte da una premessa: “Non sono un esperto di mafie. Ma l’ analisi e le statistiche danno l’ idea di come il fenomeno sia radicato e in espansione”. In Lombardia l’ infiltrazione ha raggiunto dimensioni notevoli: “Le denunce per associazione di stampo mafioso si sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia”. Il governatore sottolinea che la presenza mafiosa “rimane un fenomeno di importazione”, considerato che “l’ 80% di quelle denunce riguarda individui provenienti da Sicilia, Calabria, Campania”. E’ la “colonizzazione” di cui parla la Direzione nazionale antimafia e che vede “una saldatura con le mafie tradizionali preoccupante. La criminalità locale è coinvolta in molti reati di stampo mafioso come l’ usura, il riciclaggio, le estorsioni”. Le mafie al Nord sono radicate da tempo: “Nel 1994 la Commissione antimafia certificava l’ esistenza di una “vastissima ramificazione” in tutte le regioni d’ Italia”, ma, continua Draghi, “il controllo esteso e violento del territorio da parte delle organizzazioni criminali è impedito nelle comunità del Centro Nord da un rigetto del costume mafioso”. Il Governatore è consapevole che controllo e violenza sono sempre più forti mentre il rigetto dimostra grandi punti deboli. Don Ciotti richiama alla memoria i 26 omicidi in cinque anni tra Lombardia (16) e Piemonte (10), gli oltre 1.300 beni confiscati al Nord, di cui 957 in Lombardia, e la recente accusa del pm Ilda Boccassini sulla penuria di denunce al Nord e l’ esistenza di una zona grigia di collusione. “Contrastare le mafie serve a togliere un freno all’ economia”, afferma deciso Draghi, “la crisi che abbiamo vissuto nei passati tre anni non ha certo migliorato le cose: non poche imprese che hanno visto drammaticamente ridursi i flussi di cassa e il valore di mercato, sono divenute più facilmente aggredibili dalla criminalità”. Il Governatore elenca quindi, i costi economici della criminalità organizzata: “Un nostro studio ha documentato come nelle economie a forte presenza criminale le imprese pagano più caro il credito; in quelle aree è più rovinosa la distruzione di capitale sociale dovuta all’ inquinamento della politica locale; i giovani emigrano di più” impoverendo quindi le comunità nelle quali sono nati. Ma Draghi menziona anche un altro studio, effettuato dalla Banca d’ Italia su sollecitazione della Commissione Antimafia, nel quale è stata svolta un’ analisi riguardante le due regioni meridionali oggetto di più recente infiltrazione da parte della criminalità organizzata cioè Puglia e Basilicata. I risultati dell’ analisi dimostrano che, in concomitanza con il contagio della criminalità, le due regioni sono passate da una crescita del pil pro-capite più rapida rispetto a regioni simili a una più lenta: “Nell’ arco di trent’ anni, all’ insorgere della criminalità organizzata sarebbe attribuibile una perdita di pil di 20 punti percentuali, essenzialmente per minori investimenti privati”. Per quanto riguarda il riciclaggio, dopo aver puntualizzato che il fenomeno ha una dimensione internazionale e che per contrastarlo è fondamentale la cooperazione internazionale, il Governatore ha evidenziato che il sistema finanziario italiano “anche se lentamente” si sta uniformando alla disciplina anti-riciclaggio e si è passati dalle 12.500 segnalazioni del 2007 alle 37.000 dello scorso anno. Professioni e altri operatori, però, ha detto, “sono meno solerti”. Le loro segnalazioni, infatti, sono state solo 223. In Lombardia, si produce il 20% del pil italiano, e allo stesso tempo si concentra anche il 20% delle segnalazioni di sospetto riciclaggio. Draghi ha risposto alle domande degli studenti e, sull’ usura, ha espresso il convincimento che l’ attuale legge avrebbe bisogno di qualche ritocco, in quanto, quando i tassi sono bassi come gli attuali il meccanismo vigente esclude dall’ accesso al credito molte persone che invece potrebbero ottenerlo. A tal proposito Bankitalia si appresta a suggerire, mediante una sua proposta tecnica, un meccanismo di legge sull’ usura più flessibile, che garantisca in ogni caso la tutela e la certezza del diritto. Sulle aziende in difficoltà economiche, il Governatore ha affermato che: “oggi la legge fallimentare offre alle imprese una qualche rete di protezione che tuttavia non è estesa alle piccole e medie imprese e a quelle a responsabilità individuale: forse, invece, questa rete protettiva potrebbe essere estesa anche ai piccoli, sul modello di quanto avviene negli Stati Uniti”. Ma soprattutto, contro il “virus” è indispensabile sviluppare i “necessari anticorpi”. Draghi osserva che serve oggi una risposta civile, anche perché “la comunità nella sua generalità è sana e non ancora intimidita”. La lotta alle mafie, “costata il sacrificio della vita di alcuni eroi”, viene condotta da forze dell’ ordine e magistratura. Manifestazioni così stimolano “quell’ avversione condivisa alla sottocultura mafiosa che può davvero sconfiggerla”. Prima che l’ economia sia irrimediabilmente contaminata, prima che il freno allo sviluppo generi troppa povertà, prima che sia troppo tardi. 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