Intorno all'anno mille, i fenomeni concomitanti alla cristianizzazione dei Germani, lo scomparire della civiltà Carolingia, il decadimento dell'ordine universale, avevano nuovamente generato inconvenienti di natura ecclesiastico-religiosa. I germi di vita nuova che spingevano verso una riforma radicale, opposta contro il rilassamento delle virtù cristiane, erano già iniziate alla fine del primo millennio. La nuova ricerca dell'Ascesi anche questa volta e così di seguito provenne dai monasteri: con la grande ondata della riforma monastica il monachesimo occidentale si pose come terzo elemento plasmante la storia accanto al Papato ed all'Impero. Uno di questi centri fu Cluny, sorta nel 910. La sua stessa origine fu rivoluzionaria: infatti il duca Guglielmo D'Aquitania, donando il monastero ai principi degli Apostoli Pietro e Paolo, rinuncia per sé e per i suoi eredi e per sempre al diritto di proprietà sulla chiesa privata, mettendolo sotto la protezione del Papa, affinché sia da lui protetto, ma non dominato induce una sorta di indipendenza; e almeno inizialmente in Cluny si risveglio' a nuova vita l'antico rigore monastico basato sulla regola benedettina, l' "opus Dei" della liturgia, al di là della polemica se essa sia stata applicata o no per spirito evangelico. Resta il fatto però che progressivamente i Cluniacensi aumentarono l'ufficio corale fino a renderlo una specie di preghiera perpetua: il lavoro manuale diventa vieppiù simbolico fino ad annullarsi. A fine millennio, in perfetto accordo con i tempi e la situazione storica, intorno al monastero base nacque la federazione dei monasteri, basata sul centralismo con gli inevitabili vantaggi della concentrazione unificante della Chiesa. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio: erano in agguato i pericoli del centralismo esasperato; inoltre l'abate di Cluny si sostituì "de facto" ai feudatari che avevano donato i loro monasteri e le loro chiese, legittimando in tal modo il concetto di chiesa privata nell'ambito ecclesiastico monastico, quello stesso che si voleva combattere prima della riforma. Inoltre maturò la contraddizione per cui, nell'ambito del futuro scontro tra Chiesa ed Impero, nelle metropoli Cluniacensi si continuò a pregare per il protettore imperiale, malgrado fosse scomunicato da Gregorio VII. Al di là di questi episodi, resta il fatto che la riforma Cluniacense fece da battistrada ideale per la più ampia riforma del clero e per la lotta a favore della libertà della Chiesa, anche se non vi partecipò attivamente, pur giudicando il clero secolare difettoso: partendo da questo principio, Umberto di Silva Candida esigerà la santità dei sacerdoti come presupposto della validità dei sacramenti. Anche Cluny, però, come già detto, acquistò un'importanza incalcolabile per la pietas medievale: basate sulla "comunicatio Sanctorum", le donazioni si fecero immense, e come sempre accade in tanta disponibilità materiale, si trasformò anche in possesso ed avidità di potere: la struttura di Cluny stessa con le sue cinque navate, due trasversali, sette torri e cinque cappelle raggruppate intorno all'abside, divenne la più grande del mondo. Perché i monaci non ritornarono al precedente pauperismo? Perché erano prigionieri dell'immagine Divina incensata, adornata; perché all'epoca era più importante rinunciare al potere che al possesso; perché, proprio per questo, occorreva essere umili dando a Dio, cioè ai monaci; perché la traduzione latina di povero (pauper) è colui che ha poco, non nulla, mentre humilis è colui che si inchina; perché di fatto l'indigenza era ignorata e le carestie un fatto naturale, frutto della punizione Divina; perché per essere umili era sufficiente esserlo di spirito. L'umiltà non giungeva al lavoro manuale, ma dal canto, virile, forte, salmodiato che abbatteva le mura di Gerico e salva le anime dei peccatori. Una simile missione non poteva non gloriarsi di scenografie...adeguate; ecco che per la festa di Ognissanti si costruisce prima e si rinforza poi con le arcate in pietra la cripta sotto il monastero, uno dei cui ruoli è appunto essere ponte fra questo mondo e l'altro; nascono le cupole in pietra, vuoi per essere migliore cassa di risonanza acustica per i canti, vuoi per esprimere il concetto della fusione del corpo della Chiesa con quello di Cristo, vuoi perché il cerchio (cupola, arcate, absidi ecc.) sono l'immagine dell'atemporale: l'infinito siderale. Per incanalare il flusso dei visitatori senza turbare la serenità e l'ordine monastico, si creano tribune e gallerie avvolgenti in modo che però resti una diversità ordinata, come, appunto, l'immagine della Gerusalemme Celeste, nella quale i soldati sono appunto i monaci che devono difenderla da ogni assalto del Male; ecco perché l'immagine dei monasteri assume l'aspetto di una città fortificata, soprattutto dal lato d'occidente, dove inizia il cammino della rinascita in Cristo, dove le anime sono incerte e possono essere tentate dall'Indegno; il portico come vita del Cristo, attraversarlo significa il trapasso nell'atemporale. Da ciò la grandezza ed il limite: la grandezza, poiché la loro celebrazione grandiosa della liturgia, l'affratellamento nella preghiera, le loro preghiere per le anime del Purgatorio, danno l'immagine di quella Chiesa del XI secolo che superò il tempo; il limite, poiché l'eroica volontà di agire perse di vista fino ad annullare le esigenze della vita spirituale, soffocata dal predominio della quantità e del ritualismo rubricistico. (continua) foto, immagini da google e wikipedia