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Gennaio 2021 - Anno XIV - Numero 12 - Sabato 22 Gennaio 2022
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GIOCO D’ AZZARDO: STATO BISCAZZIERE, ITALIANI SPENDACCIONI

Allarmante il contenuto della relazione della commissione Antimafia

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Desta preoccupazione il contenuto della relazione della commissione Antimafia, presieduta da Beppe Pisanu, sulle infiltrazioni della criminalità nel settore dei giochi. Il rapporto, approvato dalla commissione, dimostra come gli italiani spendano sempre di più nel gioco, mentre il fisco guadagna sempre di meno. Chi accumula fortune, invece, è la criminalità organizzata. “Il fenomeno del gioco legale e illegale in Italia – afferma allarmato Pisanu – costituisce ormai una grave patologia sociale e una delle fonti principali di arricchimento della criminalità organizzata. Le entrate assicurate all’ erario non possono giustificare l’ ampliamento dell’ area del gioco. Oltre all’ incalcolabile danno sociale che si riversa sui giovani e i ceti più deboli, è accertato che per ogni euro incassato dallo Stato la criminalità organizzata ne incassa almeno dieci considerando il gioco lecito e illecito”. Nel voluminoso documento si legge che la raccolta dei giochi in Italia tra il 2003 e il 2010 “è stata complessivamente di 309 miliardi di euro e il comparto dei giochi pubblici e delle scommesse sportive si è affermato come settore trainante del sistema paese. L’ intero comparto ha visto aumentare i volumi di raccolta ad un tasso medio annuo del 23% tra il 2003 e il 2009 (da 15,4 a 54,3 miliardi di euro) e del 13% nel 2010, raggiungendo la cifra di 61,433 miliardi di euro (+296% rispetto al 2003)”. Da sottolineare che, malgrado si sia registrata una crescita del volume di affari per gli operatori tra il 2009 e il 2010, gli introiti per le casse dello Stato sono diminuiti. Infatti, nel 2010 “le corrispondenti entrate erariali sono state pari a 8,733 miliardi di euro. Comparate a quelle dell’ anno precedente, che registravano un totale di 8,799 miliardi di euro, sono diminuite di circa lo 0,8% a fronte di un incremento della raccolta pari al 13%”. Nella relazione si spiega che una delle ragioni che giustificano questo trend, è il fatto che è cresciuta la passione degli italiani nei confronti di giochi soggetti a una tassazione più bassa, rispetto a quelli tradizionali come il lotto. Dati che fanno rabbrividire ancor più, se si pensa che è stato dato il via libera ad un altro mercato dalle gigantesche potenzialità, quello del cosiddetto poker online in modalità cash e dei casinò games per internet. Il giro d’ affari legato a queste “novità” è stato stimato in un miliardo e mezzo di euro al mese, qualcosa come una mezza finanziaria. Un piatto troppo succulento e invitante per non scatenare gli appetiti delle mafie. “Stiamo monitorando con attenzione anche questo mercato – spiega Marcello Tocco, coordinatore dell’ Osservatorio socio economico sulla criminalità del Cnel – anche se per ora siamo ancora all’ inizio. Quel che è certo è che il faro delle organizzazioni criminali sul nuovo comparto è acceso”. Per testimoniare l’ interesse dei clan verso il comparto dei giochi basta citare un fatto: tre affiliati alla ‘ndrangheta sono stati arrestati a Reggio Calabria per aver tentato di imporre con angherie e intimidazioni ad un imprenditore, gestore di una sala giochi autorizzata dal Monopolio, l’ utilizzo di un sofisticato software per il poker online. E’ solo un esempio. Nel rapporto vengono citati casi anche più allarmanti. Secondo gli esperti il settore che le mafie prediligono per riciclare e reinvestire denaro sporco è quello delle cosiddette “macchinette” da bar o da sala giochi. Nella relazione si menzionano le informazioni della Guardia di Finanza, secondo le quali, due terzi di quelle installate in Italia nel 2007 risultavano essere abusive. Parliamo di duecentomila “slot machines” in tutto, che garantivano alla criminalità un gettito stimato di 45 miliardi, tre volte tanto la somma che finiva nelle casse dello Stato. Sintomatico il caso degli apparecchi situati in magazzino (circa 40.000 secondo il documento della commissione Antimafia) che, in realtà, possono benissimo essere in esercizio, pur senza essere connessi alla rete telematica. Un esempio per tutti è quello di un concessionario che aveva installato in un esercizio pubblico in Sicilia circa 27.000 apparecchi, contemporaneamente nello stesso giorno. Il rapporto della commissione Antimafia evidenzia come, le zone grigie del mercato dei giochi, costituiscono l’ humus favorevole alla criminalità che opera sul versante del riciclaggio di denaro. Nel 2009 la Guardia di Finanza ha individuato un mastodontico giro che ha portato all’ arresto di 30 persone in tutta Italia. Era stata creata una filiera di società di comodo che, nascoste dietro lo schermo iniziale del prestanome, facevano riferimento alla famiglia di un noto imprenditore, che riciclava il denaro incassato dai videopoker clandestini reinvestendolo nelle sale bingo di sua proprietà in diverse regioni. “Altro aspetto caratterizzante delle indagini – è scritto nella relazione – è il respiro internazionale degli investimenti dei clan”, che, sulla base delle indagini italiane, nel 2010, hanno condotto al sequestro delle quote di una delle società britanniche più rilevanti tra quelle attive nel comparto delle scommesse online. Ranieri Razzante, uno degli esperti di antiriciclaggio che hanno dato il loro contributo alla stesura del documento e presidente di Aira, l’ associazione dei responsabili antiriciclaggio afferma che “La penetrazione della criminalità nel settore dei giochi è in effetti molto preoccupante, e va dall’ imposizione dell’ acquisto di slot machine, al taroccamento delle macchine da gioco per evadere il prelievo fiscale. E con il gioco online, che viene utilizzato ancora una volta per riciclare denaro sporco, è ancora più facile sfuggire ai controlli attraverso lo stabilimento delle piattaforme internet all’ estero”. Ma gli italiani non devono preoccuparsi soltanto dei tentacoli della piovra sul gioco, ma devono anche preoccuparsi degli effetti collaterali provocati da questa crescente passione per il “tavolo verde” dello Stato. Ci sono, infatti, 500mila cittadini a rischio di ludopatia nel nostro Paese. A tal proposito sono caduti nel nulla gli allarmi lanciati dagli esperti. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche della famiglia e alle dipendenze spiega che: “Quello che è successo è che l’ esigenza di varare la manovra velocemente ci ha impedito di presentare le modifiche che avremmo desiderato. Ciò non significa che non lavoreremo ora per modificare i punti critici: ad esempio io ho la ferma intenzione di vietare la pubblicità per quanto concerne il gioco online. E poi avviare un ragionamento serio sul sistema costi-benefici di questo crescente ricorso ai giochi per lo Stato”. Mentre il governo aspetta di avviare un ragionamento serio sul sistema costi – benefici, ci sono famiglie ormai ridotte al lastrico a causa della malattia per il gioco e cosche che ingrassano grazie alla complicità di uno Stato biscazziere. (Foto e immagini da Google.it)




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    Antonio Nicola Pezzuto - newcitizenpress.com - 29/07/2011


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