La speculazione è uno spettro che da sempre si aggira per il mondo approfittando delle incertezze e contraddizioni, difficoltà interne o esterne dei vari paesi. Grecia (in default per quasi cinquant’anni dalla sua indipendenza), Italia (la prima documentata fu nel 1866: casse vuote per la terza guerra con l’Austria), Inghilterra, Messico, Asia orientale (1997), Russia (1998), Brasile, Argentina (2000). Identiche soluzioni: tecnocrati al potere, identica ricetta: rigore, sacrifici, tagli alle pensioni, riduzione dei dipendenti, vendita del patrimonio pubblico, privatizzazioni, tagli e tasse per domare i tassi ( Il Foglio, Stefano Cigolani). In tempi più recenti, inizia l’Islanda, a seguito del fallimento della Lehman Brothers con le banche esposte per undici volte il valore del prodotto interno lordo. Risultato: malgrado la svalutazione, quel piccolo stato sopravvive grazie ai prestiti dei paesi esteri, la svalutazione galoppa, le imprese se ne vanno. Irlanda, banche in crisi: lacrime e sangue, plauso del Fondo Monetario Internazionale, ma sviluppo bloccato, deficit mantenuto e l’unica fonte di liquidità arriva dalla BCE. Portogallo, stessa musica. Austerità su austerità, sviluppo bloccato, unica fonte di liquidità: BCE per 78 mld di euro, ancora fuori dal mercato. Spagna, pronta alla ricetta consueta: deficit anche strutturali, disoccupazione 21%, aiuti prossimi dalla BCE, plusvalenza di alloggi e costruzioni con decadimento del valore. Francia: netta esposizione delle banche, disavanzo del 6%, pericolo per la tripla A. Dell’Italia e della Grecia già si sa. Dunque vari malati, dal cancro all’ipertensione, dalla colite alla frattura, tutti trattati con l’ aspirina. Financial Times, l’altro ieri: “ Miserabile fallimento della gestione dell’euro”. Alan Greespan: “ la BCE deve diventare prestatrice di ultima istanza (come solo una banca vera deve poter fare), modificando le regole del gioco ( cioè del proprio statuto). Paul Krugman: “ Il peccato originale è a Francoforte, BCE, asse bancario Parigi-Berlino, il debito italiano di fatto è fissato in una moneta estera (l’euromarco)”. Agenzia finanziaria Bloomberg: “ Lo spread sta diventando un’ossessione nazionale in Italia”. La Bundesbank si sta mettendo di traverso in ogni soluzione che la coinvolga, compreso il rafforzamento del fondo salva-Stati. Sarkozy è ben poco influente nei suoi tentativi di convincere la Merkel che non è necessario prendere per forza tutte le decisioni sbagliate prima di azzeccare quella giusta. Merckel: “no agli Eurobond”. Roesler: «Se noi con gli eurobond ci assumiamo i rischi di altri Paesi, aumentano subito gli interessi tedeschi e ciò metterebbe drammaticamente in pericolo la nostra crescita in Germania». Il tentativo di creare una moneta unica per 16 paesi distinti e piuttosto diversi fra loro era destinato a fallire. Passare a una sola moneta significava, per i singoli stati membri, perdere la possibilità di controllare la politica monetaria e i tassi d'interesse per reagire alle condizioni economiche nazionali.All'inizio del decennio scorso, quando in Francia e in Germania la domanda era piuttosto debole, la Bce ridusse drasticamente i tassi d'interesse, dando una mano a Francia e Germania ma contribuendo a gonfiare la bolla immobiliare in Spagna e in Irlanda. Quando queste bolle sono scoppiate, recentemente, in questi ultimi due paesi c'è stato un brusco calo dell'attività economica e forti incrementi della disoccupazione...La Bce deve stabilire la politica monetaria per la zona euro nel suo insieme, anche quando questa politica è fortemente inappropriata per certi stati membri....La necessità di un massiccio risanamento dei conti pubblici senza la compensazione di una svalutazione della moneta spingerà la Grecia e forse altri paesi a dichiarare lo stato d'insolvenza sul proprio debito pubblico, probabilmente attraverso una ristrutturazione del debito operata con il sostegno dell'Fmi. Nonostante i suoi problemi, l'euro molto probabilmente sopravvivrà alla crisi in corso. Ma di qui a un anno, non è detto che tutti gli stati che attualmente sono membri dell'euro lo saranno ancora. Con il senno di poi, è evidente che alcuni di questi paesi sono stati fatti entrare prematuramente, quando avevano ancora forti deficit di bilancio e un debito pubblico elevato in rapporto al Pil. Inoltre, un tasso di cambio fisso vorrebbe dire condannare determinati paesi, per via della loro composizione industriale e del basso tasso di crescita della produttività, ad accumulare disavanzi commerciali sempre più grandi....Ma anche con un gruppo di stati membri ridotto e alcuni cambiamenti nelle procedure di bilancio, rimarranno i problemi di fondo legati al fatto di obbligare paesi molto diversi fra loro a convivere con un'unica politica monetaria e un unico tasso di cambio (Martin Feldstein, 27 maggio 2010 il sole 24ore, Traduzione di Fabio Galimberti). La BCE, sollecitata ad intervenire come prestatore d’ultima istanza, ha ribadito un “no”; l’Eba (autorità bancaria europea ), concepita in maniera tale da favorire gli istituti franco-tedeschi, ha messo in difficoltà le banche nazionali; Christian Clausen, presidente della Federazione Europea delle Banche, invita i suoi associati a non esporsi troppo con l’Italia ed altri paesi in difficoltà. Cioè, si salvi chi può. (foto ed immagini da google; fonti il sole 24 ore, il Foglio, la Stampa, The Financial Times)