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Novembre 2021 - Anno XIV - Numero 10 - Domenica 05 Dicembre 2021
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Fabio Giudice
Redazione Telematica di Siracusa - Giornalista

Sport >>

IL NUOVO STADIO DELLA JUVE

Il primo passo per un altro tipo di calcio

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E’ stata estremamente suggestiva ed emozionante l’inaugurazione, lo scorso 8 settembre, del nuovo stadio della Juventus, il primo di proprietà di una Società di calcio italiana. L’impianto, costato circa 105 milioni di euro, sorge sul sito del vecchio “Delle Alpi” ed è stato costruito secondo i più moderni criteri.

Anzitutto è stata ridotta la capienza a circa 41mila spettatori ed i posti ricavati sono stati resi molto più confortevoli; gli spalti sono poi stati avvicinati al terreno di gioco e sono state eliminate tutte le barriere, sia tra gli spettatori che tra questi ultimi e i giocatori; la distanza minima dal campo è stata ridotta a 7,5 metri, in modo da dare ai tifosi l’impressione di essere nel vivo del gioco. Lo stadio è stato pensato per le famiglie e quindi dotato di tutti i comfort, con spazi ampi, assenza di barriere architettoniche, controllo dei biglietti sull’anello esterno circostante,16 passerelle di accesso ai diversi settori ed impiego dei più moderni standard tecnologici in materia di sicurezza.

E’ stato curato nei dettagli anche il design con il contributo di due fra le firme più prestigiose nel panorama nazionale ossia Fabrizio Giugiaro e Paolo Pininfarina. Si è pensato anche a chi deve concludere affari, con l’offerta alle aziende di ogni tipo di comfort e servizio. Naturalmente spazio anche agli oltre cento anni di vita della Vecchia Signora: in prossimità dello “Juventus stadium” sorgerà, infatti, un museo che ne racconterà storia e successi.L’impianto è anche ecosostenibile: durante la costruzione sono state adottate tecniche e usati metodi per garantire il più basso impatto del cantiere sulla città; per il funzionamento si è mirato a ridurre il più possibile il consumo energetico da fonti non rinnovabili (e naturalmente gli sprechi) e ottimizzare le risorse; per l’irrigazione ed il riscaldamento del campo si utilizzeranno fonti energetiche alternative ed ecologiche.

Tutto nuovo, tutto bello, tutto moderno, ma è così solo per il calcio italiano. Infatti all’estero, soprattutto in Spagna ed Inghilterra, i Paesi che vengono sempre presi a modello, gli stadi di proprietà, confortevoli e senza barriere sono la norma da anni. E’ l’Italia che, come al solito, non è al passo con i tempi. E c’è anche l’aspetto economico da non trascurare perché lo stadio di proprietà consente a molte Società, non a caso inglesi e spagnole, di primeggiare in Europa e nel mondo: lo stadio infatti è una realtà viva, non apre solo in occasione delle partite, ma tutta la settimana perché ci sono centri commerciali, supermercati ed è possibile visitarlo; la Società proprietaria vende ai tifosi bandiere, sciarpe, completino, scarpe ed altri gadgets (è il c.d. merchandising) e in questo modo copre i costi e guadagna anche parecchio. Inoltre uno sponsor può legare il suo nome a quello dell’impianto per un certo numero di anni. Insomma, la Società produce profitti e può così permettersi di effettuare acquisti importanti e di conseguenza allestire squadre estremamente competitive. La Juventus, prima in Italia, si è adeguata a tutto questo.

Qualcuno storcerà il naso davanti ad un investimento così oneroso in tempi di crisi, ma basta un dato per confutare questa tesi: la Società bianconera ha comunicato che, solo con i ricavi da stadio, conta di incassare nella stagione 2011/2012 circa 32 milioni di euro, quindi in poco più di tre anni potrà ammortizzare il costo dell’impianto. Uno stadio così indubbiamente costituisce una svolta per il calcio italiano; le altre Società dovranno pian piano adeguarsi nei prossimi anni, anche perché con le nuove regole, volute dall’UEFA, sul “fair play finanziario”, o “ffp” (dall’acronimo inglese financial fair play), non si può più scherzare. Esse si basano su un principio tanto elementare quanto ferreo: un euro speso per ogni euro incassato. I club dovranno imparare a sopravvivere con le proprie forze, imparando quindi a diversificare i ricavi che andranno equamente divisi tra diritti tv, incassi da stadio, sponsorizzazioni e marketing, plusvalenze tra acquisti e cessioni e merchandising. Insomma la strada è tracciata ed è una strada obbligata. Foto da Google.it




News letta: 1106 volte.
    Fabio Giudice - newcitizenpress.com - 20/09/2011


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