Aveva soltanto 9 anni, Ibrahim Shayban. Un proiettile gli ha trafitto il petto mentre si trovava in piazza, insieme con il suo papà, a Damasco, nel 33esimo venerdì di protesta anti – Assad. Si è spento sotto gli occhi impietriti del padre, Ibrahim. I suoi ultimi attimi di vita sono stati ripresi in un agghiacciante video amatoriale postato su YouTube. Lo si vede disteso su un letto d’ ospedale, intubato e coperto da mani che tentano, senza successo, di rianimarlo, il petto sporco di sangue, il corpicino bucato da due pallottole. Per lui, purtroppo, non c’ è più niente da fare. Il padre lo accarezza, lo bacia, e impreca contro Assad e il veto posto da Russia e Cina sulle sanzioni Onu alla Siria. «Grazie Medved, grazie presidente cinese, questo è quello che volete. E grazie ad Assad per le riforme», si sfoga l’ uomo in lacrime. Il presidente siriano continua a promettere cambiamenti, ma aumentano le preoccupazioni che gli scontri sfocino in guerra civile, soprattutto alla luce delle numerose diserzioni di membri dell’ esercito. La repressione non si ferma: proprio durante i funerali di Ibrahim, secondo fonti Reuters, sarebbero state uccise due persone. In migliaia hanno partecipato al funerale del «piccolo martire», come è stato commemorato anche su Facebook. Secondo l’ Onu sono almeno 187 i bambini uccisi in sette mesi di scontri, oltre 240 per il Syrian Observatory for Human Rights. «Di queste piccole vittime, più di 110 avevano un’ età inferiore ai 10 anni», afferma il coordinatore Mousab Azzawi. «Ibrahim è stato ucciso dal fuoco indiscriminato delle forze di sicurezza siriane che stavano cercando di disperdere i dimostranti. Il ragazzino è stato colpito da due proiettili, nell’ alto addome e a un fianco», puntualizza Azzawi. A causa del divieto d’ ingresso nel Paese ai giornalisti occidentali non si è potuto riscontrare la veridicità del video. Ma Damasco, fin dall’ inizio, ha usato il pugno duro verso i minorenni. Le contestazioni erano cominciate a metà marzo in seguito all’ arresto a Deraa di 15 ragazzini che sui muri di scuola avevano scritto:«Basta con il regime». L’ attivista Radwan Ziadeh, che con il suo Damascus Centre for Human Right Studies ha collaborato al Rapporto della Fidh sulle violazioni dei diritti umani in Siria, afferma:«I nostri bambini sono attaccati sistematicamente dal regime». «Molti credono che la presenza dei bambini possa essere un deterrente. All’ inizio a volte lo è stato, ci sono stati casi di soldati che non hanno sparato contro i dimostranti per la presenza di bambini. Ma ultimamente non è più così: i soldati che non hanno obbedito agli ordini del regime sono stati eliminati». Con queste parole, un esponente dell’ opposizione all’ estero, in contatto diretto con il Consiglio transitorio siriano, spiega perché i genitori portano in piazza i piccoli. Piccole vittime innocenti di conflitti lontani, piccole vittime di un mondo ingiusto che, come Ibrahim, hanno pagato per colpe altrui. (Foto e immagini da Google.it)