Nell’anno 2000 è entrato in servizio il primo robot chirurgico, chiamato Da Vinci, realizzato in California dalla Intuitive Surgical. Questo fatto ha segnato l’inizio ufficiale dell’era della chirurgia robotica. Si tratta di una tecnica chirurgica che per ora è presente solo in centri selezionati, ma che rappresenta un importante passo in avanti nell’ambito della chirurgia mini-invasiva ed ha davanti a sé un sicuro avvenire. Ci sono differenze notevoli rispetto alla chirurgia tradizionale. Il chirurgo siede dietro una consolle, dotata di monitor, e da qui comanda dei bracci robotici. I vari ferri chirurgici sono fissati a questi bracci, e degli assistenti presenti al tavolo operatorio provvedono ad inserirli all’interno del paziente. L’impiego dei bracci robotici rende le manovre più delicate e più fini, quindi meno pericolose e più precise, con lo svantaggio di tempi operatori più lunghi e di costi più elevati per ogni intervento. Si tratta, da un punto di vista storico, di una evoluzione della laparoscopia, cioè della videochirurgia, che è giunta al massimo delle sue possibilità di sviluppo: rispetto a quest’ultima, porta il vantaggio della visione tridimensionale, al posto di quella bidimensionale, piatta, propria del monitor. L’affinamento della tecnica operatoria, ottenuta anche eliminando il “tremito” naturale della mano del medico, tramite un filtro elettronico, risulta in ogni caso il fattore vincente, perché dà luogo a quella mini- invasività che è il vantaggio fondamentale che viene ottenuto. Attualmente le operazioni più indicate sono quelle alla milza ed al pancreas, tumore del basso retto e della prostata. Il “Da Vinci” permette di fare interventi di cardiochirurgia senza aprire il torace: si praticano 3 fori di un centimetro negli spazi intercostali, in uno di questi viene inserita una telecamera in fibra ottica, dagli altri due fori entrano i bracci meccanici con due minuscole mani che hanno la capacità di girare il polso di 360 gradi, al posto dei 180 di quello umano. Infine, è di questi ultimi mesi l’annuncio, proveniente dalla Duke University negli Stati Uniti, che all’interno dell’università è stato realizzato un software che analizza le immagini 3D e dà le indicazioni al braccio del robot, eliminando completamente qualunque operatore umano. La linea di tendenza, quindi, va verso una crescente robotizzazione della chirurgia, processo in corso, ancora ai primi passi, ma già delineato nei suoi momenti-chiave fondamentali.