Dicembre 2018 - Anno X - numero 11 - Giovedì 17 Gennaio 2019
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COSÌ IL CEMENTO STA INGOIANDO L'ITALIA

Avete presente la superficie di un campo di calcio? Moltiplicatela per 75 e avrete la dimensione del territorio che, ogni giorno nei prossimi 20 anni, in Italia verrà «rubato» dall’edilizia: il che significa, l’equivalente d’una regione grande come il Friuli Venezia Giulia che si perde in un «nulla» e viene sostituita da 6400 chilometri quadrati di mattoni e cemento. Non è la previsione di qualche Cassandra ambientalista, ma il risultato d’una ricerca scientifica promossa dall’Università dell’Aquila con la Bocconi di Milano che ha analizzato i piani regolatori di 11 regioni. La proiezione elaborata su questi dati costruisce un viaggio dentro la bella Italia che scompare e che Fai e Wwf hanno illustrato ieri lanciando l’allarme per tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli, spazi di aggregazione sociale che non saranno mai più restituiti all’ambiente e alla collettività con un processo irreversibile e in costante crescita. Le cifre disegnano un quadro buio. L’erosione del suolo, negli ultimi 50 anni, è avanzata a un ritmo incalzante: da un minimo del 100% in Umbria, Liguria, Valle d’Aosta e Friuli, sino a oltre il 400% in Molise, Puglia e Abruzzo e più del 500% in Emilia Romagna. Il Paese - secondo le associazioni ambientaliste - è rimasto in pratica seduto sul suo patrimonio culturale e paesaggistico oscillando tra scarsa attenzione, disimpegno e condoni. I politici non si rendono conto che la soluzione del problema non può essere rimandata sempre a domani. Perché quel domani è già qui. Drammatico. Perché il paesaggio non è solo «uno stato d’animo», come sosteneva Verlaine, ma una delle nostre risorse migliori. Accanto a questa deriva d’inerzia, quella dell’illegalità, rappresentata dall’abusivismo edilizio che, dal 1948 a oggi, ha ferito il Paese con 4,5 milioni di illeciti. Per capire: l’equivalente di un solido di 250 metri d’altezza per un chilometro di lunghezza. Il tutto in un’Italia già così fragile sotto il profilo idrogeologico in cui il 70% dei comuni è interessato da frane. Che fare? Secondo Fai e Wwf non si tratta di arrestare la crescita del Paese, ma di armonizzarla. La Road Map che si propone per fermare i “ladri di terra” prevede, tra l’altro, di innovare i piani paesistici ponendo limiti alle nuove costruzioni, tutelando anche le aree di pregio naturalistico attualmente non protette e quelle agricole. Per quanto riguarda le coste, poi, portare da 300 a 1000 metri dalla battigia - come aveva fatto il governatore Soru in Sardegna la distanza minima per poter edificare. Controllare l’espansione delle città verso le campagne con il cemento che divora i terreni agricoli. E fare come accade in Germania e come già è stato deciso a Merano: aumentare l’imposizione fiscale per chi intende fare nuove costruzioni in zone verdi e, al contrario, introdurre agevolazioni per chi lavora alle ristrutturazioni e al riuso di aree già urbanizzate.



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    Matteo Mascetti - newcitizenpress.com - 13/02/2012


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