Neanche il terremoto in Emilia Romagna sembra aver avuto il potere di arrestare le celebrazioni per il 2 giugno, festa della Repubblica italiana, ed in special modo la tradizionale parata militare che ogni anno si tiene lungo la via dei Fori Imperiali a Roma. Da più parti stanno levandosi voci favorevoli all’annullamento, si stanno presentando petizioni e raccogliendo firme ma i politici, ed in particolare il Capo dello Stato, da questo orecchio paiono non sentirci.
La parata, secondo Napolitano, deve svolgersi lo stesso anche se in modo sobrio annullando, ad esempio, la partecipazione delle Frecce Tricolori, perché, sostiene il Presidente, “non possiamo soltanto piangerci addosso” ed inoltre non bisogna dimenticare l’importanza dei simboli, necessari anche per salvaguardare l’unità e l’orgoglio nazionale. Ma forse se i tre milioni di euro (a tanto pare ammonti il costo della manifestazione) fossero spesi per le popolazioni terremotate l’unità nazionale verrebbe salvaguardata in modo concreto e tangibile; e anche se, come da qualcuno sostenuto, i soldi in questione fossero già stati spesi, quindi non più in cassa, ci sarebbe in realtà da chiedersi cosa ci sia da festeggiare: una manifestazione o un evento possono benissimo essere annullati per una tragedia che ha colpito un Paese oltretutto, come nel caso del nostro, già da lungo tempo avvilito e sull’orlo di una crisi di nervi.
Peraltro, l’importanza dei simboli invocata dal Presidente è tutta da valutare. Negli altri Paesi il rispetto di essi, e quindi delle Istituzioni, è sentito dalla gente perché, per così dire, le Istituzioni stesse, e la classe politica che le occupa, se lo sono “guadagnato sul campo”, con esempi e comportamenti virtuosi, nella consapevolezza, avvertita dall’opinione pubblica, che chi sbaglia paga. In Italia, come è noto, questo non accade, perché l’impunità di una classe politica corrotta ed autoreferenziale, è la regola. Di conseguenza, il rispetto di cui parla Napolitano è solo vuota retorica perché alla gente interessa altro, interessano proprio quegli esempi e quei comportamenti virtuosi che i politici sono molto restii, per usare un eufemismo, a dare.
Napolitano si concentri sui gesti da compiere e non parli di facile demagogia, perché egli è chiamato a garantire il rispetto della Costituzione che non è una scatola vuota, ma contiene dei principi per affermare i quali molta gente ha pagato col sangue. Rappresentare l’unità nazionale significa, infatti, anche e soprattutto ascoltare le istanze che vengono dal popolo, il solo soggetto cui appartiene la sovranità.
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