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Dicembre 2019 - Anno XI - numero 11 - Domenica 08 Dicembre 2019
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Marco Chisotti
Redazione telematica di Torino - Giornalista

scienza e psicologia >>

Steve Jobs

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Questo è un pezzo del nostro mondo, del nostro umano esistere...Son sempre stato affascinato dalla differenza, ho cercato d'essere diverso in molte occasioni, alle volte ci son riuscito, altre volte proprio no ma ci ho provato e ci provo spesso. Quando mi si è presentata l'occasione l'ho fatto, mi son distinto, ma non per esser migliore, la ricerca del paragone non mi ha mai coinvolto, ma per il gusto d'essere diverso. Quando la mia vita incrociò la tecnologia Apple non ho avuto dubbi su quale strada avrei scelto, lo adottai immediatamente incominciando a scrivere la mia tesi di laurea nel 1984 con un clone Apple II, gli originali allora costavano ancora troppo, e da allora, tolto un brevissimo errore nel mondo DOS non ho più cambiato idea. Una pubblicità della Apple dice così: "Ecco i pazzi. I disadattati. I ribelli. I contestatori. Quelli sempre al posto sbagliato. Quelli che vedono le cose in modo diverso. Non amano le regole. E non rispettano lo status quo. Puoi citarli, disapprovarli, glorificarli o denigrarli. Ma ciò che non potrai fare é ignorarli. Perché sono quelli che cambiano le cose. Fanno progredire l'umanità. E se alcuni vedono la pazzia, noi vediamo il genio. Perché le persone così pazze da pensare di cambiare il mondo... sono quelle che lo cambiano davvero." Mi piace pensare di essere tra quelli che possono contribuire a cambiare il mondo, chissà che non riesco in qualcosa pure io. Questa è una bella cosa da pensare, fa sentire protagonisti leggere le righe precedenti, mi è sempre piaciuto chi si spinge per esser protagonista, la nostra vita è scandita da momenti in cui ci sentiamo protagonisti, la coscienza di s'è è un esperienza da protagonisti. Credo che la vita possa esser percepita, e dunque in fondo esista, proprio per lo stato di coscienza che viviamo, o detto in modo differente di consapevolezza, e che la coscienza sia la "condicio sine qua non" dell'esistenza stessa. Dicendo questo non cerco conferme, ne desidero fare proseliti, per me è assodato che la vita sia immanente e non trascendente, anche se penso spesso a quanto sarebbe bello se la vita trascendesse la nostra fisicità, se il pensiero trasalisse in un luogo etereo e li continuasse la sua vita eterna, una volta che il corpo immanente si fosse consumato. Mentre la coscienza è l'emergere di un attività ed un organizzazione mentale scandita dal coordinarsi di differenti parti del nostro cervello, in connessione tra loro. Quando vien meno tale connessione noi ci addormentiamo per poi, al riconnettersi di queste parti, risvegliarci ogni giorno. Ma al termine del nostro vivere, quando la disconnessione delle parti del nostro cervello risulta per qualche ragione irreversibile, non ci addormentiamo, ma semplicemente ne moriamo. Per me, e le persone che mi conoscono lo sanno perché l'ho espresso spesso, la vita quando finisce è come un “Clic!”e finisce li! Ora dovete sapere che è sempre forte per me l'impulso a vedere come vanno a finire le cose, appartengo a quelli affascinati dalle anticipazioni, così è stato anche leggendo la biografia ufficiale di Steve Jobs, tra l'altro la mia prima lettura in assoluto non di pura saggistica, che, giungendo al terzultimo capitolo, nella naturalezza di questi miei pensieri predittivi, ho trovato con stupore, la conclusione del libro con le seguenti parole: "Mi piace pensare che dopo la morte qualcosa sopravviva, è strano pensare che uno accumuli tanta esperienza, magari anche un po’ di saggezza, per poi andarsene completamente. Perciò io voglio davvero credere che qualcosa sopravviva, per esempio che la coscienza non venga meno." Poi fece una lunga pausa di silenzio. "Ma d’altra parte, forse si tratta solo di un pulsante on/off. “Clic!” e te ne vai." Fece un’altra pausa, e con un lieve sorriso "Forse è per questo che non mi e mai piaciuto mettere pulsanti on/off sugli apparecchi Apple". Steve Jobs. Se devo dire il vero non ho provato stupore nel leggere queste sue parole, semplicemente si son concluse in me, sono le mie parole, son le parole che ho ripetuto nella mia mente e che ho trovato ripetute nella sua, son sempre stato affascinato e stupito dalle persone che han saputo esser diverse, ma non dai loro pensieri, no, quelli li sentivo già in me.



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    Marco Chisotti - newcitizenpress.com - 10/05/2012


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