I ricercatori hanno scoperto, monitorando il consumo di 1.500 adolescenti, che l'abitudine a mangiarne è inversamente proporzionale ai grassi corporei. Lo hanno stabilito nell'ambito del progetto HELENA (Healthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence), un progetto Europeo che ha coinvolto sei Paesi, dimostrando con alcuni indicatori specifici che i giovani consumatori non risentivano dei loro peccati di gola: calcolo dell'indice di massa corporea, del girovita e di una analisi fisica, detta della bioimpedenza, applicata alla trasformazione dei grassi. Il nesso, ipotizzano i ricercatori, è da ritrovarsi nella capacità degli antiossidanti contenuti nella barretta di ridurre gli stati infiammatori, riducendo la formazione del grasso bianco, quello più difficile da bruciare, a favore di una migliore distribuzione di quello bruno, il “grasso buono”, che si perde per effetto dei cambiamenti della temperatura esterna ed è soprattutto regolato da un sistema di pulizia cellulare più efficiente e meno dannoso per il cuore.