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Gennaio 2021 - Anno XIV - Numero 12 - Sabato 22 Gennaio 2022
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Zanzibar e la cultura femminile

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I turisti occidentali che soggiornano nei resort di Nungwi incontreranno e si rapporteranno per lo più con persone di sesso maschile. Le donne “sono molto stressate” ha affermato la nostra guida turistica sorridendo. Il perché è negli occhi lucidi e tristi di Asia (la chiamerò così) e nella sua storia. Asia ha 36 anni, musulmana, indossa un burka leggero, lavora in un resort ed è la prima di quattro mogli di un autista di Zanzibar. Ha 5 figli che vanno dai 17, la maggiore, ai due del più piccolo. Il marito va a trovarla sempre meno, spesso salta i turni e su di lei ricade il peso economico della famiglia. Guadagna 65 euro al mese e ha deciso di rescindere il matrimonio con il marito, non appena avrà la possibilità economica. Lo scioglimento del matrimonio costa 200 euro (una gabella dovuta in quanto considerata la restituzione della dote) e la registrazione in una sorta di ufficio dello stato civile. Il vincolo matrimoniale così è sciolto, il marito è libero e a lei restano i figli da crescere senza alcun  tipo di obbligo di mantenimento da parte del marito. Asia ha anche una mamma anziana da accudire e racconta che una volta è finita in carcere perché durante il Ramadan fu sorpresa a mangiare. A Nungwi vivono anche le donne masai. Hanno la testa rasata, vestono con parei colorati e hanno occhi lucidi e tristi anche loro. Si occupano dei bambini e lavorano per lo più nei mercatini di Nungwi. Ho conosciuto Anna (così si faceva chiamare), perché un giorno mentre passeggiavo con altre signore ospiti del resort sulla spiaggia abbiamo accolto l’invito di un masai che si offriva come guida nei mercatini di Nungwi. Ci inoltriamo lungo le bancarelle chiamate continuamente da lui ma rimaniamo colpite da Anna per la sua bellezza, eleganza e per i due bambini che giocavano per terra nella sabbia. Decidiamo di acquistare da lei, nonostante la nostra guida continuasse a chiamarci, ma ci accorgiamo che non era contenta e sottovoce ci rivela che se avessimo comprato da lei in quel momento tutto il ricavato sarebbe andato all’uomo che ci aveva fatto da guida. Ci mettiamo così d’accordo per vederci di nascosto. Sono due storie diverse che raccontano la stessa realtà di sottomissione che noi donne occidentali conosciamo e riconosciamo come parte del nostro passato e che ritroviamo spesso nel nostro presente.




News letta: 1107 volte.
    Loredana Masseria - newcitizenpress.com - 05/03/2015


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