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Gennaio 2021 - Anno XIV - Numero 12 - Venerdì 21 Gennaio 2022
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Grande mostra di Tamara de Lempicka a Torino.

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Nata da una polacca benestante e da un russo cosmopolita, non si sa bene in quale anno (forse il 1898), Tamara de Lempicka incarna l’idea di donna libera ed emancipata fino alla spregiudicatezza. Una donna che quasi un secolo fa visse i “folli anni venti” in una Parigi che tra balli, fiducia nella tecnologia e correnti avanguardiste, dimenticava gli orrori della prima guerra mondiale. Arriva a Parigi nel 1916 come emigrante, dopo aver sposato Tadeusz Lempicki, nobile avvocato polacco, corteggiato dalle più belle donne di San Pietroburgo, ma praticamente senza alcuna risorsa economica se non qualche gioiello. Lo stesso anno nasce la figlia Kisette. E’ decisa ad affermarsi ad ogni costo. Non punta solo a diventare ricca ma vuole anche vivere in grande stile. Non può contare sul marito il quale, in seguito a delle disavventure ha perso il suo fascino ed è piuttosto depresso. Tamara è molto attiva e inizia a dedicarsi alla pittura per guadagnarsi da vivere decidendo gli ingredienti per raggiungere il successo. Uno stile chiaro e pulito che attiri subito l’attenzione. Il cubismo di Tamara de Lempicka è un cubismo di sintesi. Essa concilia l’iconografia da salotto con gli esperimenti del cubismo d’avanguardia – Braque, Juan Gris, Picasso. Il suo è un raffinato miscuglio di postcubismo, neoclassicismo e un pizzico di Ingres che le permette di soddisfare le pulsioni erotiche, i sogni libidinosi della borghesia (i suoi futuri clienti danarosi). I suoi modelli sono l’èlite del momento; ritrae e frequenta soltanto l’èlite, la buona società, locali notturni, anche di lesbiche. Fa uso abituale di cocaina, lavora freneticamente compromettendo la pace familiare. Lavorava tanto perché come ebbe a dire “non esistono i miracoli, esiste solo ciò che uno riesce a fare”. Purtroppo col tempo, Tamara sviluppa quello che la figlia, Kisette, chiama “un istinto assassino”; nelle memorie della madre ricorda che aveva le sue leggi, quelle degli anni venti. La interessavano soltanto quelle persone che lei chiamava le migliori: aristocratici, ricchi, èlite, intellettuali. Detestava la piccola borghesia, la mediocrità e diceva “Vivo una vita ai margini della società e per gli outsider le regole della società comune non valgono”. La sua vita sfrenata le porterà una depressione fortissima che riuscirà a sollevare sola la madre superiora conosciuta in un convento vicina Parma. Tamara porterà sempre con sé il ritratto della suora considerandolo il quadro più prezioso. La mostra di Torino, a Palazzo Chiablese, offre la possibilità di ammirare circa ottanta opere suddivise in sei sezioni. Dalle nature morte, ai dipinti della figlia Kisette, al mondo della moda, della coppia, della sessualità, ai nudi di uomini e donne.




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    Loredana Masseria - newcitizenpress.com - 19/04/2015


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