Sarebbero circa 800 gli italiani finiti nella banca dati panamense, associati a una o più sigle offshore. A Panama lo studio legale Mossack Fonseca nell’arco di quarant’anni ha gestito la creazione di milioni di società ed oggi che l’archivio è finito sui tutti i giornali del mondo, grazie al giornalismo investigativo, ha scatenato un moto d’indignazione generale. Molte società sono riconducibili a volti noti del cinema, della tv, del mondo sportivo ma ci sono anche avvocati, finanzieri e mafiosi. Patrimoni occultati, soldi sottratti alla tassazione generale che in definitiva rappresentano un furto a danno dei cittadini. Lo studio Mossack Fonseca funzionava come un supermercato dell’offshore: trust, finanziarie, atti societari, immatricolazioni esentasse queste sono solo alcuni dei servizi offerti dallo studio. Circa 11,5 milioni i documenti contenuti nell’archivio. L’agenzia delle entrate aprirà una maxi-inchiesta sugli italiani con le offshore e per gli evasori, oltre una certa soglia, scatterà il reato. Purtroppo le leggi di uno stato come Panama rifiuta di adeguarsi agli standard minimi di trasparenza raccomandati dalle organizzazioni internazionali e molti ne hanno approfittato. Uno dei nomi più conosciuti è senz’altro Carlo verdone il quale, interpellato attraverso il suo legale si è detto sorpreso di essere accostato a una società con sede a Panama. I documenti rinvenuti raccontano che Verdone, di cui è stata trovata la carta d’identià, compare come azionista della Arthilith Real Estate con sede appunti nel paradiso fiscale panamense. Barbara d’Urso risulta invece azionista della Melrose strett; Valentino Garavani e Luca Cordero di Montezemolo sono altri nomi finiti nell’elenco degli italiani.