Marzo 2019 - Anno XI - numero 2 - Venerdì 22 Marzo 2019
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Un giorno al ghetto degli Ebrei

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Dopo le vicende delle pietre d'inciampo, rubate, abbiamo voluto passare una giornata al Ghetto degli Ebrei. Passeggiare tra le strette viuzze romane, in un quartiere che unisce la storia d'Italia alla storia di Israele, ti lascia nel cuore un insolita tristezza. Dietro ogni porta, ogni palazzo e piccolo negozio vi è la storia personale di coloro che l'hanno vissuta negli anni più bui che la storia moderna possa conoscere. Ti fermi per un attimo, in doveroso silenzio, a guardare quelle pietre con quei nomi e quelle date, alzi lo sguardo e vedi una porta, mai avrei pensato di vedere un portone di un palazzo in quel modo, la porta per l'aldilà. Un nodo ti stringe la gola quando pensi che con la forza, furono deportate dalle loro case e da quelle strade tante persone innocenti, colpevoli solo di avere una "razza", un ideologia politica diversa. Se chiudi gli occhi sembra di sentire le urla di dolore delle madri ai quali venivano strappati i figli e quelle delle mogli ai quali veniva strappato un marito. Sembra di vedere, nascosti negli angoli più bui, dei bambini che da quel giorno non avrebbero più visto i genitori deportati in un campo di sterminio. Non ci sono parole e non ci sono lacrime per descrivere il dolore che provi al pensiero che altri esseri umani siano stati eliminati in nome di qualcosa di demoniaco. Stare in quelle strade, accarezzare quelle pietre ti apre il cuore e la mente, anche se non conosci la storia dietro ad ognuno di quei nomi, senti nell'aria il loro dolore. Il valore di quelle pietre non è nel metallo usato per forgiarle e non si può ne vendere ne cancellare perché sta nel ricordo, nella memoria di coloro che ora sono nel vento, nell'aria, nella memoria del luogo. Questo sfregio, ignobile non ha offeso solo chi dietro quelle porte haI filosofi della "razza pura", i nostalgici di ciò che veramente non conoscono, dovrebbero stare li, nel ghetto, in silenzio e guardare se stessi dall'altra parte. Immedesimarsi in quelle madri, in quelle mogli ed in quei bambini, in quelle urla strazianti. Oggi il Ghetto è ancora lì, con i suoi abitanti, con i suoi piccoli negozi, bar e ristoranti. Ogni giorno raccontano il passato ne fanno tesoro e guardano al futuro, più uniti e sempre con la coscienza che non sarà certo una terribile pagina di storia a cancellare la memoria di chi, in quelle case, non ha fatto più ritorno. La nostra giornata è terminata davanti alla grande Sinagoga, e anche se non siamo Ebrei siamo sicuri che quel Dio, che non ha un nome ma per noi è il Tutto, accoglierà la nostra preghiera per gli angeli Ebrei ed Italiani che ora sono nel vento a causa di un Demone malvagio che ha regnato nelle nostre Nazioni. perso un proprio caro, non solo Ebrei ma anche tanti Italiani uniti a loro da un tragico destino.

 

Articolo da JP NEWS (Web Magazine periodico non sottoposto a registrazione in conformità all’art. 3-bis della legge 16 luglio 2012, 103 (Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni).



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    GIANGIACOMO PISU - newcitizenpress.com - 21/12/2018


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