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Settembre 2020 - Anno XIII - Numero 8 - Giovedì 01 Ottobre 2020
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Gli effetti terapeutici della musica

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Friedrich Nietzsche, famoso filosofo di fine ‘800 si occupò spesso di musica nei suoi saggi. Infatti essa ha avuto un ruolo insostituibile nella sua vita, tanto da arrivare ad affermare “senza musica la vita sarebbe un errore.” Ma come mai è così importante e presente nel nostro quotidiano? Fin dall’antichità la musica è stata un mezzo efficace per esprimersi ed uno strumento riconosciuto a livello mondiale.

Inizialmente veniva impiegata nell’ambito religioso poiché le preghiere venivano cantate insieme al suono dei tamburi e accompagnate da particolari danze. La musica è capace di abbattere le differenze culturali tra popoli, è in grado di far vibrare le corde della nostra anima provocando sensazioni, può portare allegria e spensieratezza e, a volte, anche tristezza e malinconia. Per prima cosa è importante specificare che il potere della musica è strettamente soggettivo, non tutti gli esseri umani ottengono lo stesso stato di rilassamento durante l’ascolto di un suono o di un determinato brano, ma genera comunque degli effetti importanti sul nostro cervello.

Diversi studi scientifici hanno rivelato come la musica sia in grado di attivare il cervello e di modulare i livelli di eccitazione, concentrazione e rilassamento, agendo sull’attività elettrica del cervello. Per comprendere a pieno queste affermazioni è necessario sapere che il nostro cervello produce delle onde cerebrali, ovvero onde elettromagnetiche, che si trasformano nell’arco della giornata e che mutano dallo stato di veglia ai diversi stadi del sonno. Queste onde sono di quattro tipi: beta, alfa, theta e delta.

Le beta sono associate allo stato di veglia, ovvero quando la nostra concentrazione di stimoli esterni è molto elevata. Le alfa sono legate ad un profondo stato di rilassamento ma comunque conscio. Sono le onde che si attivano quando stiamo per addormentarci ma rimaniamo lo stesso lucidi. Le theta vengono prodotte durante la fase REM del sonno o durante delle sedute di ipnosi o meditazione, ovvero quando il nostro cervello è impegnato ad immaginare e visualizzare. Le delta corrispondono al più profondo stato di rilassamento. Tutte queste onde entrano in contatto con l’onda sonora, un’altra frequenza, che propagandosi nello spazio si scontra col nostro apparato uditivo e che, attraverso un particolare meccanismo, produce una sensazione dentro di noi.

A questo punto avviene un passaggio cruciale: le onde musicali entrano in contatto con quelle nel nostro cervello, provocando diversi stati di coscienza. La musica può essere considerata terapeutica poiché attraverso l’attivazione di queste onde riesce a ridurre l’ansia e lo stress.

Può rinforzare anche altre parti dell’organismo come la motilità gastrica e aiuterebbe addirittura nella ripresa da ictus o da gravi traumi. La disciplina che si occupa di utilizzare la musica come strumento di riabilitazione è la musicoterapia ed oggi è usata, ad esempio, come strumento complementare per le terapie psichiatriche in pazienti con schizofrenia o problemi di demenza come Parkinson o Alzheimer.

Si è rivelata utile anche in campo “non patologico”. Infatti è caldamente consigliata alle donne in gravidanza per un corretto sviluppo del feto e anche nei bambini, soprattutto dislessici o autistici, poiché sembrerebbe favorire l’apprendimento e la creatività, riducendo la rabbia.




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    Claudia Lucchini - newcitizenpress.com - 18/07/2020


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