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Gennaio 2021 - Anno XIV - Numero 12 - Venerdì 21 Gennaio 2022
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Alice Chisotti
Redazione telematica di Torino - Giornalista

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La maratona: origini antiche fra mito e realtà

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Per risalire alle origini di questa pratica olimpica dobbiamo trasferirci nello spazio e nel tempo, nell’omonima città di Maratona, nel 490 a.C. La leggenda vuole che Filippine, un emerodromo (ovvero un messaggero addestrato a percorrere lunghe distanze di corsa) al termine della battaglia della piana di Maratona, corse con indosso la pesantissima armatura da Maratona ad Atene, 40 km circa di distanza, per annunciare la vittoria a sorpresa dei greci sui persiani, evitando così che Atene fosse data alle fiamme per non lasciarla al nemico; dopo aver annunciato la notizia, Filippide stramazzò a terra, stremato dall’immenso sforzo. Fu così che Pierre de Coubertin, fondatore dei moderni giochi olimpici, ispirato da questa leggenda, decise di inserire questa disciplina nella prima olimpiade moderna, tenutasi nel 1896. Ove i partecipanti dovevano percorrere 40km da Maratona ad Atene nello stadio Panathinaiko. Ma come mai allora, attualmente, la distanza ufficiale è di 42 km e 195 m? La distanza variò nel corso delle prime edizioni delle Olimpiadi, fino ad arrivare nel 1908, durante la IV edizione delle Olimpiadi moderne di Londra, dove la Maratona sarebbe dovuta partire di fronte al castello di Windsor, per arrivare all’interno dello stadio olimpico. Un percorso di 26 miglia, ovvero circa 41,84 km, che però non posizionava la linea d’arrivo di fronte al palco d’onore, dove avrebbero preso posto i reali d’Inghilterra. Perciò per permettere alla famiglia reale di assistere all’arrivo degli atleti direttamente sotto il loro palco, gli organizzatori pensarono di aggiungere 385 iarde, ossia circa 352 metri. La distanza finale risultò dunque di 42,195 km. Successivamente, dopo i giochi olimpici di Stoccolma ed Anversa, la Federazione mondiale di atletica decise di omologare la distanza a 42 km e195 m. Ma gli avvenimenti storici non finiscono qui, vi è un’altra vicenda a rendere speciale questa edizione del 1908. Dorando Pietri, un garzone di bottega, gareggiando per l’Italia, entrò nello stadio in testa alla gara, con un vantaggio di ben 10 minuti sugli altri partecipanti, ma una volta arrivato a pochi metri dal traguardo, cadde a terra sfinito. Con immenso sforzo provò a rialzarsi o a raggiungere il traguardo trascinandosi, senza successo. Così un addetto al percorso si precipitò per aiutarlo, facendolo rialzare e sostenendolo fino al nastro dell’arrivo. Dorando Pietri arrivò così primo e avrebbe vinto la medaglia d’oro, se quell’aiuto non consentito non gli fosse costato la squalifica e l’esclusione dalla classifica. Per il pubblico però Dorando Pietri rimane l’eroe dei giochi, l’immagine di quell’uomo che prova a tutti i costi a raggiungere il traguardo, commosse tutto il mondo. Per questo, la regina Alessandra d’Inghilterra lo convocò a corte per congratularsi e consegnargli personalmente una coppa d’argento dorato.




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    Alice Chisotti - newcitizenpress.com - 13/02/2021


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